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Alta Corte per la Regione siciliana

 

Decisione 22 gennaio 1953 - 14 febbraio 1953, n. 57

sul ricorso del Commissario dello Stato contro la legge approvata dall’Assemblea regionale il 4 aprile 1952, concernente «Istituzione dell’albo regionale degli appaltatori di opere pubbliche »

 

Presidente: PERASSI; Estensore: STURZO; P. M.: EULA. — Commissario Stato (Avv. St. CALENDA) - Regione Siciliana (Avv. LEFEBVRE D’OVIDIO).

 

Il primo motivo del ricorso del Commissario dello Stato per la Regione Siciliana contro la legge approvata dall’Assemblea regionale il 27 giugno 1952, concernente « Provvedimenti per lo sviluppo delle attività armatoriali nella Regione », riguarda il mancato rispetto ai limiti che per la giurisprudenza dell’Alta Corte sono in materia tributaria inerenti all’art. 36 dello Statuto, la cui inosservanza potrà produrre effetti extraterritoriali, come si sostiene per il caso in esame.

Il secondo motivo riguarda la struttura data all’esercizio armatoriale nella Regione che può dar luogo alla creazione di società fittizie con le quali certi armatori potrebbero evadere gli obblighi fiscali.

Il Commissario dello Stato, inoltre, fa gravame per la disposizione concernente i turni particolari da assumersi nei porti siciliani.

Nella discussione, l’Avvocato dello Stato ha confutato il rilievo della Regione che il presente ricorso sia comunque legato e subordinato alla decisione emessa il 2 marzo 1951 dalla stessa Alta Corte, che dichiarò l’illegittimità costituzionale della legge regionale del 5 dicembre 1950.

Contro il ricorso del Commissario dello Stato ha resistito il Presidente della Regione, sostenendo che le esenzioni fiscali contenute nella legge 27 giugno 1952 sono identiche a quelle contenute nella legge 5 dicembre 1950, già impugnata per lo stesso motivo di violazione dei limiti derivanti alla Regione dall’ordinamento tributario nazionale e dal principio della territorialità, motivo che nella decisione del 2 marzo 1951 si ritenne infondato.

La difesa della Regione reputa non accoglibile il secondo motivo sia oggettivamente, sia perchè il legislatore siciliano ha condensato nel disposto degli articoli 8 e 9 quanto risultava dal testo della citata decisione dell’Alta Corte del 2 marzo 1951, e quanto si può richiedere per individuare qualsiasi impresa armatoriale come esistente ed operante in un determinato centro marittimo.

Si escludono quindi le possibilità di violazione del principio di territorialità regionale e di creazione di enti armatoriali fittizi, allo scopo di evadere gli oneri fiscali dovuti. Infine, la difesa della Regione sostiene che la disposizione circa i turni particolari è pienamente aderente alle vigenti norme in proposito, norme che del resto non hanno carattere costituzionale.

 

IN  DIRITTO

 

L’Alta Corte ritiene che la propria decisione del 2 marzo 1951 sul ricorso del Commissario dello Stato avverso la Regione per la legge 5 dicembre 1950 non può fare stato come un giudicato che preclude l’esame della nuova legge 27 giugno 1952, nonostante che la materia legislativa sia la stessa e identica ne sia la finalità che l’Assemblea della Regione ha voluto raggiungere, attenendosi alle indicazioni e alle valutazioni esposte nella decisione dell’Alta Corte nell’esame di quel ricorso. Il riferimento a tale decisione non può eccedere il carattere del richiamo a un precedente giurisprudenziale dell’Alta Corte sulla stessa materia.

Nell’esame del primo motivo di ricorso circa la elencazione, la misura e l’estensione nel tempo delle varie esenzioni e riduzioni tributarie, atte a favorire le imprese armatoriali nella Sicilia per la costruzione e l’acquisto di nuove navi, non si riscontra alcun eccesso né eccezionalità turbativa del sistema tributario nazionale che potrebbe dar luogo a censura, ritenendolo già ammesso implicitamente o esplicitamente in precedenti decisioni di questa Alta Corte. Né si ravvisano, nel complesso delle suddette disposizioni tributarie, effetti che possano superare i limiti territoriali della Regione Siciliana.

Nell’esame del secondo motivo del ricorso, circa le disposizioni degli artt. 8 e 9 della legge — se queste corrispondono di fatto ai criteri indicati nella decisione del 2 marzo 1951, e se sono per sé bastevoli ad eliminare il pericolo di creare in Sicilia società armatoriali fittizie allo scopo di evadere il pagamento degli oneri fiscali corrispondenti — bisogna distinguere il carattere delle esenzioni tributarie che vi si riferiscono.

La prima e principale è la esenzione di ricchezza mobile per dieci anni per i redditi prodotti dalle  « navi di nuova costruzione in cantieri nazionali o provenienti da bandiera estera che non siano state mai iscritte nelle matricole o nei registri nazionali», appartenenti ad imprese armatoriali aventi i requisiti prescritti (art. 8). Per questo caso non sono esenti i redditi prodotti da altre navi comunque appartenenti alla stessa impresa. La limitazione diretta a due fini, quello di aumentare il volume del naviglio appartenente ai compartimenti marittimi della Regione, e l’altro di fissare tale nuovo naviglio a servizi interessanti la economia siciliana.

A raggiungere questo secondo scopo, sono state imposte varie condizioni congiuntamente concorrenti, in modo che la mancata osservanza di una sola condizione fa cadere nel nulla le agevolazioni fiscali attribuite sia alle navi di cui all’art. 1 sia all’impresa come tale nei successivi articoli 2, 3, 4, 5, 6, e 7.

Fra queste condizioni, intese a localizzare in Sicilia la esistenza e gli interessi dell’impresa, oltre che questa vi abbia (a) la principale ed effettiva sede legale, la sede amministrativa e quella di armamento, e, ove ne possieda, i principali magazzini, depositi e attrezzature accessorie, è prescritto che (b) tutte le navi di proprietà dell’impresa siano iscritte nei compartimenti marittimi della Regione e che (c) l’impresa utilizzi i porti della Regione come centro della propria attività armatoriale.

In questa condizione si trova la prescrizione che l’impresa faccia normalmente scalo nei porti siciliani, in relazione alla natura della attività medesima.

Quel « normalmente » si riferisce a tutte le navi vecchie e nuove, precisando la normalità dei servizi e impegni gravitanti nell’isola. In correlazione con i fini della legge, per quanto concerne l’esenzione dalla ricchezza mobile prevista dall’art. 1 per i redditi prodotti dalle navi indicate nello stesso articolo, tale esenzione riguarda i redditi che sono prodotti da ciascuna di dette navi in dipendenza del traffico collegato con i porti della Sicilia.

I vantaggi fiscali indicati negli articoli dal 2 al 7 vanno alle imprese che hanno adempiuto a tutte le condizioni di legge, e non differiscono dai vantaggi già attribuiti dalla Regione alle imprese industriali che si istallano in Sicilia. La estensione fatta dall’art. 9 per l’esercizio delle industrie connesse alla pesca, quando costituiscano nella Regione impianti fissi per la lavorazione del prodotto a condizione che tutte le loro navi siano iscritte nei compartimenti marittimi della Sicilia, entra nel quadro delle agevolazioni industriali.

Non sembra pertanto fondata la preoccupazione della creazione in Sicilia di società armatoriali fittizie, data la concorrenza delle condizioni di cui sopra, fra le quali, oltre la sede armatoriale, vi e la iscrizione in Sicilia di tutte le navi appartenenti alla impresa e la obbligatorietà degli scali normali in Sicilia.

Il fatto normale può ammettere qualche eccezione, non mai la anormalità che sarebbe contraria allo spirito e alla lettera della legge. La capacità della Sicilia a meglio sviluppare l’economia connessa alla industria armatoriale, e ad essere recettiva dell’influsso dell’armamento nella sua economia produttiva, non può essere messa in dubbio e si deduce, data la insularità della Regione, dalla posizione centro mediterranea e dalla. tradizione armatoriale anche del recente passato.

La eventualità di imprese fittizie può essere denunziata e colpita in ogni caso sia dalle autorità regionali sia dagli stessi agenti fiscali.

La questione sollevata circa la disposizione e) dell’art. 8, riguarda l’obbligo del turno particolare comprendente le categorie di marittimi degli equipaggi della nave per la quale sono chiesti i benefici di legge. Essendo tale obbligo subordinato all’adempimento delle limitazioni imposte dalle norme di carattere nazionale sul collocamento della gente di mare, la questione medesima non ha consistenza; comunque non è materia di esame di legittimità costituzionale.

P.Q.M.

 

L’Alta Corte rigetta il ricorso del Commissario dello Stato contro la legge approvata dall’Assemblea regionale siciliana il 27 giugno 1952, concernente «Provvedimenti per lo sviluppo delle attività armatoriali nella Regione».