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Alta Corte per la Regione siciliana

 

Decisione 22 aprile - 22 luglio 1955, n. 87

sul ricorso del Commissario dello Stato avverso la legge approvata dall’Assemblea regionale il 16 marzo 1955:« Norme per la sistemazione definitiva nei ruoli organici degli insegnanti elementari invalidi di guerra e mutilati »

 

Presidente: PERASSI; Relatore: SANDULLI; P. M.: EULA; Commissario Stato (Avv. ARIAS) - Regione siciliana (Avv. S. ORLANDO CASCIO).

 

(omissis)

Con ricorso notificato in termini il 23 marzo 1955, il Commissario dello Stato per la Regione siciliana ha impugnato la legge approvata dall’Assemblea regionale il 16 marzo 1955, recante « Sistemazione definitiva nei ruoli organici degli insegnanti elementari invalidi di guerra e mutilati ». Questa costa di cinque articoli. Essa dispone che venga indetto dalla amministrazione regionale un concorso per titoli a insegnante elementare di ruolo, riservato agli insegnanti in servizio non di ruolo che siano mutilati o invalidi di guerra e assimilati, ovvero invalidi civili per fatti di guerra o invalidi per servizio (art. I). Per partecipare al concorso occorre aver esercitato l’insegnamento in scuole elementari statali per non meno di tre anni, di cui almeno gli ultimi due con residenza stabile in Sicilia (art. 2). I vincitori del concorso saranno immessi nei ruoli ordinari a decorrere dall’anno scolastico 1955-1956, nella misura dei posti riservati di cui alle leggi nazionali 3 giugno 1950, n. 375 e 24 febbraio 1953, n. 142. La graduatoria sarà valida fino ad esaurimento (art. 3).

Il Commissario dello Stato chiede che la legge venga dichiarata incostituzionale pei seguenti motivi:

1) non essendo state ancora emanate le norme previste dall’art. 43 Statuto regionale relativo al passaggio dei maestri elementari dallo Stato alla Regione, e conservando pertanto questi ultimi (sia quelli che furono compresi nei ruoli regionali al momento della loro istituzione, sia quelli che vi furono successivamente immessi) lo stato giuridico di impiegati statali, ne consegue che la materia del trattamento e dello stato giuridico degli insegnanti elementari in Sicilia - comprese le norme relative all’ammissione in carriera - non può formare oggetto di legislazione esclusiva regionale, sicché la Regione, nel provvedere all’ordinamento e al funzionamento delle scuole elementari, dovrà, per ciò che concerne la disciplina del personale, uniformarsi alla legislazione statale.

In conseguenza, siccome la legislazione statale prevede la riserva percentuale di posti a favore degli invalidi di guerra e civili (e assimilati), sempre che abbiano conseguito l’idoneità negli esami di concorso, mentre la legge regionale impugnata elimina il requisito del conseguimento della idoneità negli esami, sarebbe da riscontrare nella legge stessa la violazione del combinato disposto degli artt. 43 e 14 lett. r) dello Statuto regionale.

Né, d’altra parte, la posizione di particolare privilegio fatta in tal modo dagli invalidi sarebbe giustificata da obiettive considerazioni d’ordine tecnico - per quanto concerne particolari necessità della scuola elementare in Sicilia - o di ordine morale e sociale - per quanto riguarda i meriti della cennata categoria d’insegnanti, i quali vanno riconosciuti in eguale misura in tutta la Repubblica.

2) In altra legittimità costituzionale la legge impugnata incorrerebbe per avere posto fra le condizioni per l’ammissione al concorso quella della residenza stabile in Sicilia negli ultimi due anni: tale norma violerebbe l’art. 1 Statuto regionale e l’art. 120 Costituzione e inciderebbe sul fondamentale principio costituzionale dell’unità politica dello Stato.

Anche a tal proposito viene osservato che, del resto, la norma non appare giustificata da alcuna particolare necessità della scuola e degli insegnanti in Sicilia.

Resiste al ricorso la Regione con una memoria difensiva non datata. In ordine al primo mezzo, essa osserva che la Regione istituì con D.L. 25 settembre 1947, n. 60, ratificato con modifiche dalla legge 3 luglio 1948, n. 31, un ruolo organico regionale provvisorio degli insegnanti elementari, nel quale fu considerato compreso il personale (statale) che era all’epoca titolare di ruolo nelle scuole della Regione (senza pregiudizio del suo definitivo inquadramento), mentre pei posti vacanti si stabiliva che si sarebbero banditi concorsi da parte dell’amministrazione regionale. Tale assunzione di personale integrativo rientra, secondo l’assunto della Regione, nella competenza esclusiva regionale ex art. 14, lett. p) dello Statuto, competenza che non potrebbe ritenersi paralizzata in attesa delle norme previste dall’art. 43, allorchè, come nella specie, si esplichi in una direzione che non potrà incidere nell’ attuazione del passaggio di uffici e di personale considerati dall’art. 43 stesso. Ne discenderebbe l’infondatezza della censura relativa alla carenza di potestà legislativa della Regione in ordine alla materia disciplinata con la legge impugnata.

Subordinatamente, si fa osservare che nella legislazione statale esistono disposizioni di favore per le categorie considerate dalla legge impugnata (art. 8 D.L. 16 aprile 1948, n. 830 e art. 1 legge 19 maggio 1950, n. 317), ancor più liberali di quelle contenute nella legge stessa. Pertanto, quest’ultima ha persino osservato i principi ed interessi generali cui si informa la legislazione dello Stato, la cui osservanza l’art. 17 Statuto regionale esige, in materia di legislazione concorrente.

In ordine al secondo mezzo, la Regione nega che la norma che richiede la residenza stabile in Sicilia nell’ultimo biennio abbia violato i precetti costituzionali, essendo essa semplicemente destinata a garantire nei concorrenti la cognizione dell’ambiente, ed essendo volta al fine di soddisfare alle condizioni particolari e agli interessi propri della Regione, secondo l’espressione dell’art. 17 St. regionale.

Pertanto la Regione conclude per la reiezione del ricorso.

Il Commissario dello Stato ha presentato una memoria illustrativa del ricorso, in data 20 aprile 1955.

All’udienza di discussione i patroni delle parti hanno ampiamente illustrato i rispettivi assunti.

 

DIRITTO

 

Come già è stato ritenuto dalla sentenza di quest’Alta Corte 21 dicembre 1954 - 7 luglio 1955 (ricorso n. 10/1954), non può esser contestata la potestà di legislazione esclusiva della Regione siciliana, ai sensi dell’art. 14, lett. r) del suo Statuto, in ordine ai concorsi pel reclutamento degli insegnanti elementari da immettere nel ruolo da essa istituito con D.L. regionale 25 settembre 1947, n. 6o, modificato con legge 3 luglio 1948, n. 31, mai impugnati.

Pertanto nel caso in esame - nel quale, in mancanza di altre indicazioni, è da ritenere che il concorso, che la legge prevede, è appunto destinato a coprire posti del ruolo regionale - non è riscontrabile quella incostituzionalità in radice (per avere la Regione preteso di legiferare in ordine al reclutamento di personale destinato a essere immesso nei ruoli statali) che il Commissario dello Stato ha creduto di ravvisarvi.

Del pari è da escludere che nel legiferare in materia la Regione fosse tenuta a uniformarsi pedissequamente alla legislazione statale, e non potesse allontanarsene se non per particolari necessità ed esigenze proprie dell’isola. L’unico limite posto alla legislazione esclusiva della Regione siciliana, ex art. 14  Stat., è costituito dal rispetto delle norme e dei principi costituzionali. E tale limite non risulta violato per aver previsto dei concorsi interni per soli titoli, con graduatoria a esaurimento pel personale invalido non di ruolo. È noto infatti che la stessa norma costituzionale che prescrive per gli impieghi pubblici la necessità del concorso (art. 97 Costituzione) ammette espressamente deroghe legislative; e che nella recente legislazione statale sono stati frequenti i casi di ammissione senza concorso nei ruoli dei pubblici impiegati (per es. art. 3, 2° comma D. legislativo 5 febbraio 1948, n. 61; art.1 D. legislativo 7 aprile 1948, n. 262; art. 13 L. 5 giugno 1951, n. 376; nonché - specificatamente attinente alla materia in esame - art. 8 D. L. 16 aprile 1948, n. 830, relativo all’ammissione senza concorso delle vedove di guerra nei ruoli degli insegnanti elementari).

La Corte ritiene, peraltro, che il limite costituzionale imposto dall’ art. 14 Statuto regionale sia stato violato dalla disposizione dell’art. 2 della legge impugnata con cui, fra le condizioni per l’ammissione al concorso, è stata posta quella della residenza stabile in Sicilia negli ultimi due anni. Una tale disposizione, come già fu ritenuto in fattispecie analoga dalla sentenza 16 marzo - 27 aprile 1951, appare in contrasto con l’art. 1 dello Statuto regionale, il quale afferma l’unità politica dello Stato, sulla base dell’ossequio dei principi democratici che ispirano la vita della nazione, nonché con 1’art. 120 della Costituzione ispirato ai medesimi principi, il quale tra l’altro ha voluto escludere che ai cittadini possano derivare preclusioni o privilegi dal luogo di esercizio dell’attività lavorativa.

 

P. Q. M.

 

L’Alta Corte per la Regione siciliana accoglie il ricorso proposto dal Commissario dello Stato avverso la legge approvata dall’Assemblea regionale siciliana il 16 marzo 1955, concernente la sistemazione definitiva nei ruoli organici degli insegnanti elementari invalidi di guerra e mutilati, limitatamente alla disposizione, contenuta nell’art. 2, con la quale si esige che i partecipanti ai concorsi debbono avere esercitato l’insegnamento per il richiesto triennio « di cui almeno gli ultimi due anni, con residenza stabile in Sicilia », e, per l’effetto, dichiara la illegittimità costituzionale della detta disposizione.