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Alta Corte per la Regione siciliana

 

Decisione 21 dicembre 1954 – 6 maggio 1955, n. 82

sul ricorso del Commissario dello Stato contro la legge approvata dall’Assemblea regionale il 20 luglio 1954: «Contributi per incrementare la costruzione di edifici destinati ad asili infantili od asili nido»

 

Presidente: PERASSI; Relatore: AMBROSINI; P. M.: EULA; Commissario Stato (Avv. ARIAS) - Regione siciliana (Avv. ORLANDO CASCIO).

 

(omissis)

L’Assemblea regionale siciliana ha approvato il 20 luglio 1954 provvedimento legislativo avente per oggetto «Contributi per incrementare la costruzione di edifici destinati ad asili infantili od asili nido». È disposta all’uopo la erogazione della somma di lire 700 milioni da ripartire in tre esercizi finanziari dal 1954-55 al 1956-57.

Per la prima quota di spesa, fissata in lire 50 milioni e ricadente l’esercizio finanziario in corso 1954-55, si provvede utilizzando la disponibilità di cui al capitolo 70 dello stato di previsione della spesa per 1’ esercizio finanziario medesimo (art. 1, comma 2); per le altre quote di spesa ricadenti negli anni finanziari 1955-56 e 1956-57, è autorizzata l’iscrizione, in rapporto alle effettive esigenze, a norma del D.L.P. 9 maggio 1950, n. 17, convertito nella legge regionale 14 dicembre 1950, n. 96 nella categoria III (riguardante le partite di giro) del bilancio in corso (art. 2, comma 2).

Avverso questo provvedimento legislativo ha prodotto ricorso il Commissario dello Stato per il motivo fondamentale che l’art. 2, secondo comma, viola il precetto dell’art. 81, ultimo comma, della Costituzione in quanto autorizza la erogazione, durante l’esercizio finanziario in corso delle quote di spesa ricadenti sugli esercizi finanziari 1955-56 e 1956-57, facendo ricorso ad un rimedio contabile e puramente figurativo quale l’iscrizione nella categoria III (partite di gire) del bilancio, senza provvedere alla indicazione dei mezzi effettivi necessari per fronteggiare le nuove spese secondo quanto prescrive l’art. 81 della Costituzione.

Il ricorso del Commissario dello Stato è stato ampiamente illustrato dall’Avvocatura dello Stato con memoria a stampa ed oralmente all’udienza.

Ha resistito la Regione con difesa altrettanto ampia scritta e orale.

Il Procuratore generale ha concluso per l’accoglimento del ricorso.

L’Alta Corte ha disposto con ordinanza del 6 ottobre 1954 che Regione producesse in giudizio copia dello stato di previsione dell’entrata e della spesa per l’anno finanziario 1954-55.

La Regione ha ottemperato alla richiesta, producendo il bilancio definitivo approvato dall’Assemblea regionale del 9 novembre 1954; ed apportante modifiche a quello che era stato prima deliberato in regime. di esercizio provvisorio ed al quale fa riferimento il provvedimento legislativo impugnato.

Richiamata la causa all’udienza, le parti hanno insistito nelle loro difese ed il Procuratore generale nella sua precedente conclusione.

 

DIRITTO

 

La norma dell’art. 81, ultimo comma, della Costituzione, con la quale si prescrive che « ogni altra legge che disponga nuove e maggiori spese deve indicare i mezzi per farvi fronte », è intesa ad assicurare l’equilibrio del bilancio, quale risulta dagli stati di previsione dell’entrata e della spesa, approvati dal Parlamento per l’esercizio finanziario in corso, e perciò si riferisce alle leggi successive a quella di approvazione del bilancio.

All’indicazione dei mezzi destinati a far fronte alle nuove e maggiori spese, cioè alla cosiddetta copertura delle spese, si può provvedere in vario modo, come ad esempio con lo stabilimento di nuovi tributi o l’inasprimento di taluno di quelli esistenti, o con lo storno di fondi a mezzo di note di variazioni del bilancio, o attingendo al maggior gettito accertato di dati tributi o ad economie effettivamente realizzate in taluni settori di spesa, od altrimenti.

Ma questa libertà di scelta che ha il legislatore nella indicazione della copertura non attenua per nulla il carattere rigoroso della norma dell’art. 81, ultimo comma, della Costituzione, per cui i mezzi indicati per far fronte alle nuove e maggiori spese debbono avere una consistenza concreta, essere effettivi, tali cioè da rappresentare una entrata effettiva corrispondente alla spesa.

È fuori dubbio che la norma suindicata dell’art. 81 deve trovare applicazione anche per le regioni, e non solo per quelle il cui ordinamento è dettato direttamente nella Costituzione, ma altresì per le regioni a statuto speciale, giacché attiene a quei principi fondamentali dell’ordinamento unitario dello Stato nel quale le autonomie locali debbono inquadrarsi, conformemente a quanto dispone l’art. 5 della Costituzione: « La Repubblica è una ed indivisibile », e a quanto dispongono gli statuti speciali tra i quali quello della Regione siciliana, che all’art. 1 dichiara: « La Sicilia è costituita in regione autonoma, fornita di personalità giuridica, entro l’unità politica dello Stato italiano ».

Nel riaffermare la inderogabilità di questi principi, l’Alta Corte osserva che per la decisione del ricorso in esame occorre tener presente, oltre al provvedimento legislativo impugnato del 21 luglio 1954 che si riferiva ad un bilancio approvato in regime di esercizio provvisorio, la legge successiva del 9 novembre 1954 di approvazione degli « stati di previsione dell’entrata e della spesa della Regione siciliana per l’anno finanziario dal 1° luglio 1954 al 30 giugno 1955 ».

Dato che bisogna tener conto del ius superveniens si tratta di vedere se e quali modifiche esso ha apportato alla situazione giuridica preesistente.

Con la nuova legge, che non è stata impugnata e che la Regione ha prodotto in giudizio, si provvede ex novo all’impostazione in bilancio delle quote di spesa in questione, giacché non si fa più, come nel provvedimento legislativo impugnato, un generico riferimento alla loro iscrizione nella categoria III del bilancio, ma si procede specificamente alla iscrizione di esse nel capitolo 680 bis della categoria III, curando nel contempo l’iscrizione dell’importo corrispettivo nel capitolo 180 bis della categoria III delle entrate.

In forza di questa nuova legge, che integra il provvedimento legislativo impugnato, si ha un cambiamento dei fattori della controversia in esame. Sembra all’Alta Corte che nella nuova situazione giuridica non si riscontra il vizio della illegittimità costituzionale denunziato dal Commissario dello Stato.

L’obbligo che l’art. 81, ultimo comma, della Costituzione fa al legislatore di indicare i mezzi necessari per fare fronte alle nuove e maggiori spese, si riferisce alle spese che vengono disposte con ogni altra legge successiva alla legge di approvazione del bilancio contemplata nel precedente comma dello stesso articolo.

Ora, nella fattispecie, le spese in questione che, in base al provvedimento legislativo impugnato, costituivano spese deliberate con legge successiva a quella di approvazione del bilancio sia pur in regime provvisorio, vanno riguardate diversamente in quanto la sopravvenuta legge 9 novembre 1954, che approva il bilancio per l’esercizio 1954-55, le include nello stesso bilancio. Nella nuova situazione giuridica venuta a crearsi per la sopravvenienza di questa legge non può parlarsi di spese deliberate con legge successiva a quella di approvazione del bilancio, e conseguentemente nemmeno di violazione della norma dell’ultimo comma dell’art. 81 della Costituzione i cui estremi non ricorrono più nella fattispecie.

 

P. Q. M.

 

L’Alta Corte respinge il ricorso del Commissario dello Stato avverso il provvedimento legislativo approvato dalla Assemblea regionale siciliana nella seduta del 21 luglio 1954, concernente :« contributi per incrementare la costruzione di edifici destinati ad asili infantili od asili nido ».