CONSULTA ONLINE 

 

Alta Corte per la Regione siciliana

 

Decisione 22 gennaio 1953 - 20 agosto 1953, n. 58

sul ricorso del Commissario dello Stato contro la legge approvata dall’Assemblea regionale il 10 luglio 1952, concernente: « Occupazione temporanea d’immobili nell’interesse della organizzazione e del funzionamento dell’attività regionale »

 

Presidente: PERASSI; Relatore: SELVAGGI; P. M.: EULA. -  Commissario Stato (Avv. St. ARIAS) - Regione Siciliana (Avv. SALEMI).

 

La legge regionale, tempestivamente impugnata dal Commissario dello Stato, attribuisce al Presidente della Regione poteri di occupazione temporanea così regolandone l’oggetto, la durata e le condizioni: « art. I. Qualora si renda necessaria l’occupazione temporanea di immobili di proprietà privata o di parte di essi per assicurare l’organizzazione ed il regolare funzionamento degli uffici e dei servizi dell’amministrazione regionale, vi provvede, con proprio decreto, il Presidente della Regione, su proposta dell’Assessore per le finanze»; « art. 2. Il decreto fissa la durata della occupazione e stabilisce la misura della indennità da corrispondersi. La notifica del decreto equivale ad offerta della indennità. «Resta salvo agli interessati il diritto di rivolgersi alla autorità competente entro 60 giorni dalla data di notifica del decreto per reclamare contro la misura della indennità».

Il Commissario dello Stato ritiene che le requisizioni e le occupazioni urgenti non siano comprese tra le materie di attribuzione legislativa esclusiva elencate nell’art. 14 dello Statuto perché la disposizione, lett. s) indica soltanto le espropriazioni per pubblica utilità e deve essere interpretata in senso ristretto.

Soggiunge che il potere attribuito dalla legge al Presidente della Regione, senza limitazioni di tempo e con tanta ampiezza di estensione e di discrezionalità, è in contrasto con la disposizione dell’articolo 42 della Costituzione.

 

IN DIRITTO

 

Rileva l’Alta Corte che la occupazione temporanea di immobili, oggetto della legge regionale impugnata, sia essa disposta per speciali esigenze (art. 71), sia o non preordinata ad un provvedimento di espropriazione definitiva, importa trasferimento di poteri e facoltà del proprietario sulla cosa, per causa di pubblica utilità, con atto di espropriazione parziale, prevista dall’art. 384 c. c. e dalle disposizioni particolari del titolo II della legge regolatrice delle espropriazioni.

L’art. 14, lettera s) dello Statuto comprende indubbiamente, nell’ampia designazione della materia delle espropriazioni anche il potere di occupazione di immobili.

Ma ritiene invece la Corte che sia fondato l’altro motivo di illegittimità costituzionale.

Il disegno di legge di iniziativa del Governo regionale regolava il potere di occupazione riferendolo alle disposizioni degli artt. 71 e 72 della legge del 1865, n. 2359 e dell’art. 7 della legge del 1865, numero 2348 e ne limitava la durata a cinque anni.

La legge approvata dall’Assemblea ha, invece, attribuito senza limitazioni di tempo un potere di disposizione del possesso di immobili per esigenze « della organizzazione e del regolare funzionamento degli uffici e dei servizi dell’amministrazione regionale » e per la durata che il provvedimento di occupazione discrezionalmente stabilirà.

Ritiene la Corte che un potere eccezionale, così ampio e illimitato, pur in materia di legislazione esclusiva, non corrisponda ai principi e ai limiti stabiliti dalla Costituzione per tutela e garanzia della proprietà (artt. 42 e 43), li superi per il suo contenuto di disposizione del possesso, per la causa e la durata.

 

P. Q. M.

 

L’Alta Corte accoglie il ricorso e annulla per illegittimità costituzionale la legge regionale 10 luglio 1952.