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Alta Corte per la Regione siciliana

 

Decisione 18 maggio 1951 - 12 dicembre 1951, n. 45

sul ricorso del Commissario dello Stato contro il decreto legislativo del Presidente della Regione 18 aprile 1951, concernente « Provvidenze per lo sviluppo dei complessi idrominerali e idrotermali di Acireale ».

 

Presidente: SCAVONETTI; Relatore: VASSALLI; P. M.: EULA — Commissario Stato (Avv. St. ARIAS) - Regione Siciliana (Avv. GIORGIANNI).

 

(omissis)

Ritenuto che col decreto impugnato sono attribuiti in libera proprietà dell’amministrazione del demanio della Regione tutti gli stabilimenti idrominerali e idrotermali esistenti nel territorio del comune di Acireale e gli immobili facenti parte di tali stabilimenti compresi i diritti, le accessioni e le pertinenze afferenti agli immobili stessi, nonché le cose mobili comprese e incorporate in detti beni immobili o al servizio di essi, autorizzandosi la detta amministrazione demaniale a utilizzare industrialmente le acque scaturenti naturalmente o artificialmente o comunque esistenti nel suddetto territorio e revocandosi le concessioni in atto a qualsiasi titolo esistenti (art. 1); che all’amministrazione demaniale è data facoltà di procedere alla espropriazione per pubblica utilità dei beni necessari per la migliore utilizzazione dei complessi sopra indicati, considerandosi le opere necessarie ai fini predetti indifferibili e urgenti ai sensi dell’art. 71 della legge 25 giugno 1865, che le indennità da corrispondersi saranno determinate con criteri stabiliti dagli artt. 12 e 13 della legge 15 gennaio 1885,  n. 28-29 per il risanamento della città di Napoli; che l’amministrazione demaniale è autorizzata a procedere, sentito il Consiglio di giustizia amministrativa, alla definizione dei rapporti con i privati concessionari i quali alla data 1 gennaio 1951 abbiano eseguiti impianti per la utilizzazione a scopo industriale di acque comprese nella zona in oggetto (art. 2); che l’amministrazione demaniale potrà concedere l’esercizio delle attività previste dall’art. 1, in base ad apposita convenzione da approvarsi con decreto dell’Assessore per le finanze, su parere del Consiglio di giustizia amministrativa, a società composte esclusivamente da enti o istituti pubblici, a cui la detta amministrazione partecipi con il conferimento dei beni demaniali nonché con apporti in denaro liquido non inferiore al 40% del capitale in numerario (art. 3); che la delimitazione della zona di cui all’art. 1 sarà fatta entro 10 mesi dall’entrata in vigore del decreto legislativo con decreto dell’Assessore per le finanze, di concerto con l’Assessore per l’industria e il commercio, sentito il Consiglio regionale delle miniere e il Consiglio di giustizia amministrativa (art. 1); che agli impegni finanziari conseguenti è provveduto con le disposizioni degli artt. 5 e 6 del decreto stesso; il quale decreto dovrà essere presentato all’Assemblea regionale per la ratifica nei termini e per gli effetti di cui all’art. 4 della legge regionale 26 gennaio 1949, n. 4.

Ritenuto che il Commissario dello Stato ha impugnato per illegittimità costituzionale il predetto decreto, in primo luogo perché mancherebbe il conforme parere della commissione legislativa permanente dell’Assemblea, qualificata per ragione di competenza, essendo stata sentita la commissione per le finanze e il patrimonio, anziché la commissione per l’industria e il commercio e con ciò sarebbe stata violata la legge regionale 13 marzo 1951, n. 28, contenente delega al Governo della Regione di emanare norme aventi forza di legge, nonché l’art. 4 della legge 26 gennaio 1949 a cui quella fa richiamo; in secondo luogo, per illegittimità attinenti al merito che si riscontrerebbero nell’art. 1 del decreto, le cui disposizioni violerebbero il principio sancito nell’art. 42 della Costituzione della Repubblica, che riconosce e garantisce la proprietà privata.

Ritenuto, per quanto riguarda il primo motivo, che la prescrizione della legge regionale, la quale subordina l’esercizio del potere legislativo da parte del Governo al conforme parere delle commissioni legislative permanenti dell’Assemblea, nei limiti delle rispettive competenze, è stata osservata, essendo stata sentita la commissione per la finanza e il patrimonio, ed essendo demandato al Presidente dell’Assemblea di deferire l’esame a quella commissione che apparisca prevalentemente competente quando il provvedimento tocchi materie di competenza di più commissioni (art 55 del regolamento interno dell’Assemblea siciliana). Pur non essendo consentito all’Alta Corte un sindacato sull’esercizio di questo potere da parte del Presidente dell’Assemblea, non si può non rilevare come la materia del provvedimento rientrasse nella competenza della commissione legislativa, che fu investita dell’esame preventivo del provvedimento.

Ritenuto, per quanto riguarda il secondo motivo, che con gli artt. 1 e 2 del decreto, si dispone l’avocazione al demanio della Regione, al fine della diretta utilizzazione industriale, di un complesso di beni che già appartengono alla pubblica amministrazione in virtù della legge mineraria e come tali formavano in precedenza oggetto di concessioni, le quali col provvedimento stesso sono revocate, e si dispone altresì, la espropriazione per pubblica utilità di altri beni, in quanto appartenenti a privati, i quali siano per essere necessari alla migliore utilizzazione dei complessi demaniali prima indicati: che l’art. 42 della Costituzione della Repubblica non è violato con disposizioni le quali prevedono la espropriazione di beni privati per pubblica utilità, essendo stabilito nella invocata norma costituzionale che la proprietà privata possa essere espropriata per motivi di interessi generali nei casi preveduti dalla legge e salvo indennizzo; che pertanto non ha alcuna rilevanza l’osservazione del ricorrente Commissario che, ai sensi dell’art. 23 della legge mineraria 29 luglio 1927, n. 14-43, siano da ritenersi pertinenze della miniera solo gli impianti destinati alla coltivazione e all’arricchimento delle sorgenti, ma non anche quanto si riferisce allo sfruttamento delle acque dal punto di vista commerciale, turistico, alberghiero, dal momento che i beni che non siano pertinenze della miniera, dovranno formare oggetto di espropriazione. Che, infine, per la determinazione delle indennità di espropriazione ne è sufficiente il riferimento ai criteri della legge per il risanamento della città di Napoli.

Che devesi pertanto respingere il ricorso del Commissario dello Stato.

P.Q. M.

L’Alta Corte rigetta il ricorso del Commissario dello Stato contro il D.L.P. 18 aprile i 1951 concernente provvedimenti per lo sviluppo dei complessi idrominerali e idrotermali di Acireale.