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Alta Corte per la Regione siciliana

 

Decisione 17 maggio 1951 – 26 novembre 1951, n. 44

sul ricorso del Commissario dello Stato contro il decreto legislativo del Presidente della Regione 19 aprile 1951, concernente: « Ente siciliano per la protezione degli animali ».

 

Presidente: Scavonetti; Relatore ed estensore: FINOCCHIARO APRILE; P. M.: EULA — Commissario Stato (Avv. St. ARIAS) . Regione Siciliana (Avv.ti SALEMI e SILVESTRI).

 

(omissis)

Con il provvedimento impugnato si costituisce uno speciale ente nazionale per perseguire in Sicilia le finalità previste dalla legge 11 aprile 1938, n. 612, istitutiva dell’ente nazionale per la protezione degli animali. Questo ente siciliano (sottoposto alla vigilanza dell’Assessorato dell’agricoltura e delle foreste) ha per scopi anch’esso di provvedere alla protezione degli animali e concorrere alla difesa del patrimonio zootecnico, e di svolgere efficace propaganda di sana zoofilia e di pratica zootecnica.

Anche l’ordinamento previsto rispecchia, con adattamenti alla situazione locale, quello stabilito per l’ente nazionale dal R.D. 2 maggio 1939, n. 1294. Organi dell’ente sono il presidente ed il consiglio generale nominati dal Governo regionale e la giunta esecutiva eletta nel suo seno dal consiglio. E’

demandato altresì al consiglio generale di istituire nuove sezioni dell’ente nei maggiori centri dell’isola ed eventuali delegazioni nei comuni con più di 5.ooo abitanti aventi un rilevante patrimonio zootecnico, e di nominare i rispettivi consigli. All’ente siciliano è attribuito un patrimonio costituito dai beni che a qualsiasi titolo ora appartengono alle sezioni ed alle delegazioni dell’ente nazionale; dai beni statali che esso acquisti e da quelli che gli pervengano per lasciti e donazioni.

Le entrate, oltre che dal provento delle tessere e dei distintivi forniti ai soci, dalle rendite patrimoniali o da eventuali contributi di enti e privati, sono costituite, con qualche differenza nelle aliquote, da quei diritti su determinati tributi che la legge 11 aprile 1938, n. 612, assegnava all’ente nazionale. Il servizio di protezione degli animali è disimpegnato da agenti richiesti agli organi di polizia e a corpi privati di polizia, da agenti permanenti retribuiti e da agenti volontari che prestano la loro opera gratuitamente. La nomina degli agenti permanenti e di quelli volontari deve essere approvata con decreto del Presidente della Regione; e le guardie zoofile nominate ai sensi della legge 11 aprile 1938, n. 612, che in atto prestano servizio nella Regione, passano nei ruoli organici dell’ente siciliano.

Il Commissario dello Stato ha impugnato il decreto legislativo in esame, oltre che in tutto il suo complesso, anche in alcune disposizioni e lo considera costituzionalmente viziato. Con il primo motivo definito d’incostituzionalità estrinseca si denunzia la violazione dell’art. 1, comma 2, della legge regionale 26 gennaio 1949, n. 4 sulla delegazione legislativa a favore del Governo, subordinata alla necessità di provvedere con urgenza in rapporto alle condizioni particolari e alle esigenze proprie della Regione, necessità che per il Commissario dello Stato non esisterebbe. Con il secondo motivo si lamenta un’altra violazione della stessa legge regionale di delegazione perché, mentre questa richiede il parere conforme delle competenti commissioni legislative, sarebbe stata sentita, come risulta dalle premesse del provvedimento in questione, solo la commissione per l’agricoltura, laddove l’argomento interessa anche altri settori: sanità, turismo, finanza. Con il terzo, si censura il decreto come emesso al di fuori della competenza della Regione Siciliana in quanto esso esulerebbe dalla materia di cui agli artt. 14 e 17 dello Statuto. Con il quarto ed ultimo motivo si contesta la misura dei diritti la cui determinazione non rientrerebbe nella potestà tributaria della Regione.

La Regione è insorta contro le predette impugnative.

Per quanto riguarda il primo mezzo ha rilevato che la legge di delega non parla di necessità, ma di opportunità e che il giudizio sulla opportunità è giudizio di merito su cui l’Alta Corte non ha competenza a pronunziarsi, del resto i motivi di urgenza sarebbero indicati nella relazione che accompagna il decreto. Relativamente al secondo mezzo, la Regione ha richiamato il regolamento interno dell’Assemblea siciliana per cui, qualora un disegno o proposta di legge riguardi materia di competenza di più commissioni, il Presidente dell’Assemblea ne deferisce l’esame a quella commissione che appare prevalentemente competente. Ciò fu fatto nella specie, investendo dell’esame del decreto legislativo la commissione della agricoltura, richiedendo anche il parere della commissione per le finanze. In quanto al terzo mezzo, la Regione ha obiettato che la materia di cui al decreto impugnato sarebbe di legislazione esclusiva in quanto non attiene soltanto alla protezione degli animali, ma anche alla difesa del patrimonio zootecnico, nonché alla propaganda di sana zoofilia e di pratica zootecnica, attività rientranti nella difesa dei prodotti agricoli, nella pesca e nella caccia. La stessa materia, riferendosi pure ad igiene e sanità pubblica, sarebbe anche di legislazione complementare e quindi sempre di competenza della Regione. Sotto quest’ultimo aspetto non si sarebbero violati, con alcuni degli articoli del decreto, né i limiti dei principi, né gli interessi generali, cui si informa la legislazione dello Stato, in quantochè non vi si parla di devoluzione all’ente siciliano dei beni delle sezioni e delle delegazioni dell’ente nazionale, ma si dice soltanto che il patrimonio dell’ente siciliano è costituito, fra l’altro, di questi beni. Ed è evidente, per la Regione, che debbano prima svolgersi tutte le relative procedure per il passaggio dei beni.

Circa il quarto ed ultimo mezzo. la Regione sostiene che la determinazione della misura dei diritti contemplati nel decreto rientra nella potestà legislativa della Regione, in quanto non si tratta di imposizione di un nuovo tributo ma di variazione nella misura di un tributo già esistente.

L’Alta Corte osserva:

IN DIRITTO

Il ricorso è manifestamente fondato in quanto il decreto legislativo 19 aprile 1951 riguarda, come il Commissario dello Stato lamenta con il terzo motivo, materia sottratta alla competenza della Regione. In effetti, tra le materie per le quali ha competenza legislativa esclusiva, giusta l’art. 14 dello Statuto, come nelle materie di legislazione complementare, a norma dell’art. 17, non è compresa la protezione degli animali. Ora le materie di cui ai due articoli suddetti sono tassativamente indicate e sarebbe arbitrario volervene considerare comprese altre, sol perché in questa è qualcuno soltanto degli elementi costitutivi di esse. Questa interpretazione estensiva non è consentita. La protezione degli animali è materia a stante, non indicata negli articoli 14 e 17, e pertanto, la Regione non ha al riguardo potestà di legislazione esclusiva, potestà di legislazione complementare. Non vale il dire che nella protezione degli animali è, in certo modo, compresa la difesa del patrimonio zootecnico, nonchè la propaganda di sana zoofilia, e di pratica zootecnica e che per la zootecnica esiste una speciale divisione, al Ministero di agricoltura, perché la protezione degli animali possa essere compresa sotto la voce agricoltura.

Altre e non minori finalità si vogliono raggiungere con la protezione degli animali che vanno dall’igiene e sanità pubblica alla polizia, al turismo, all’educazione del costume, ed all’incremento del senso di civiltà non soltanto nelle campagne, ma nella città. Tutto ciò esorbita dai confini dell’agricoltura per assumere un carattere pubblico di più vasta portata, tanto che la protezione degli animali in campo nazionale, è di competenza del Ministero dell’interno.

Non può, dunque, revocarsi in dubbio l’illegittimità costituzionale del decreto impugnato, sia sotto il profilo dell’art. 14, sia sotto quello dell’art. 17. Sotto quest’ultimo aspetto, anche se ammesso per

mera ipotesi un potere di legislazione complementare, mancherebbero il prevalente interesse regionale ed il rispetto dei limiti dei principi ed interessi generali cui si informa la legislazione dello Stato. Violando questi limiti, il decreto impugnato, con manifestazione unilaterale di volontà, ha attribuito all’ente siciliano beni a qualunque titolo appartenenti a sezioni o delegazioni dell’ente nazionale, incidendo con ciò su diritti patrimoniali.

Riconosciuta, pertanto, la fondatezza del terzo motivo sostanziale del ricorso, vanno dichiarati assorbiti tutti gli altri.

P. Q. M.

L’Alta Corte accoglie il ricorso del Commissario dello Stato e per l’effetto annulla il decreto legislativo presidenziale 19 aprile 1951 concernente l’ente siciliano per la protezione degli animali.