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Alta Corte per la Regione siciliana

 

Decisione 17 maggio l951 - 1 ottobre 1952, n. 43

sul ricorso del Commissario dello Stato contro il decreto legislativo del Presidente della Regione 18 aprile 1951, concernente: « Provvedimenti in materia di avviamento al lavoro per la massima occupazione in agricoltura e per l’assistenza ai lavoratori involontariamente disoccupati ».

 

Presidente: SCAVONETTI; Relatore SELVAGGI; P. M.: EULA — Commissario: (Avv. St. ARIAS) - Regione Siciliana (Avv. SANTORO PASSARELLI).

 

(omissis)

La legge regionale impugnata dal Commissario dello Stato istituisce presso l’Assessorato del lavoro della previdenza e l’assistenza sociale la «Commissione regionale per l’avviamento al lavoro, per la massima occupazione nell’agricoltura e per l’assistenza ai lavoratori involontariamente disoccupati» e ne regola le attribuzioni consultive, la composizione e il funzionamento, costituisce un «fondo siciliano per l’assistenza e il collocamento dei lavoratori disoccupati»; istituisce corsi professionali per lavoratori disoccupati, regolandone le funzioni e l’attività anche a scopo di addestramento professionale; attribuisce all’Assessore la facoltà di promuovere e autorizzare

« cantieri scuola per lavoratori disoccupati, di rimboschimento e di sistemazione montana e di costruzione di opere di pubblica utilità » disciplinando l’ammissione ai cantieri, la concessione di indennità giornaliere e altre modalità: regola il finanziamento dei corsi e dei cantieri; abroga il decreto legge presidenziale 30 novembre 1949, n. 36, che costituì la Commissione regionale per l’imponibile della mano d’opera nell’agricoltura, e la legge 27 febbraio 1950, n. 17, che istituì corsi di qualificazione, perfezionamento e rieducazione dei lavoratori disoccupati.

Il Commissario dello Stato contesta la legittimità costituzionale di questa legge perché:

a) trasferisce alla Regione «compiti che possono profondamente incidere sulla situazione economica e sociale della Nazione e che per essere armonicamente assolti esigono una valutazione, un piano nazionale di essenziali interessi generali;

b) attribuisce ad una Commissione regionale funzioni esecutive ed amministrative sinora svolte da un organo dell’amministrazione centrale dello Stato, senza che sia stata osservata la norma dell’art. 43 dello Statuto.

L’Avvocato dello Stato ha dedotto, nella discussione orale: che l’art. 17 lett. f) dello Statuto non comprende il collocamento dei lavoratori disoccupati, la emigrazione interna ecc., essendo limitata la legislazione sociale ai rapporti di lavoro e alla previdenza ed assistenza sociale; e che l’art. 11 della legge regionale, attribuendo all’attestato di utile frequenza dei corsi professionali efficacia di « titolo preferenziale nel collocamento e nell’emigrazione», esorbitava dai limiti della potestà legislativa non esclusiva: sono queste le due deduzioni che la difesa della Regione e il Procuratore generale hanno ritenuto non ammissibili perché nuove. L’Avvocato dello Stato ha poi svolto i motivi specificati nel ricorso. Il difensore della Regione ha escluso che la legge nel suo complesso, e singole disposizioni di essa esorbitino dai limiti stabiliti dall’art. 17 dello Statuto, cioè siano in contrasto con i principi e interessi generali « cui si informa la legislazione dello Stato », essendo invece preordinata alla protezione di particolari esigenze locali, secondo le direttive generali della legislazione sociale dello Stato.

Il Procuratore Generale ha chiesto che il ricorso sia accolto perché la legge regionale impugnata sostituisce organi regionali a quelli dello Stato, esorbitando dai limiti stabiliti dall’art. 17.

L’Alta Corte premette che con decreto legge del Capo dello Stato 10 settembre 1947, n. 229, furono emanate norme per favorire e regolare il massimo impiego di lavoratori nelle provincie e zone in cui particolarmente grave si manifesta la disoccupazione agricola: facoltà ai prefetti di stabilire l’obbligo per i conduttori di aziende agricole di assumere lavoratori; costituzione di commissioni comunali, provinciali, centrale; altre disposizioni regolatrici anche del procedimento e dei ricorsi.

La legge 29 aprile 1949, n. 264, stabilì norme generali per l’avviamento al lavoro e l’assistenza ai lavoratori involontariamente disoccupati: commissione centrale consultiva, autorizzata a fare anche proposte; disciplina del collocamento, considerato dovere pubblico: assunzioni di lavoratori per mezzo di ufficio di collocamento: commissioni locali e centrale.

Il decreto legge regionale 30 novembre 1949, n. 36 sostituì una commissione regionale per l’imponibile di mano d’opera in agricoltura e la legge regionale 17 gennaio 1950, n. 17 istituì corsi di qualificazione, perfezionamento e rieducazione per lavoratori disoccupati. Questi provvedimenti hanno avuto attuazione sino a quando le relative leggi non sono state abrogate dal decreto legislativo del Presidente della Regione 18 aprile 1951.

Il motivo di illegittimità costituzionale dell’art. 11, della legge regionale impugnata, concernente la efficacia dell’attestato di frequenza dei corsi, come titolo di preferenza «nel collocamento e nella emigrazione» ha sua autonomia ed è nuovo, non essendo formulato nel ricorso né potendo essere considerato argomento o sviluppo dei motivi dedotti. Se pur sia intesa con minore rigore la esigenza della specificazione dei motivi nell’atto di impugnazione, vi è certamente un limite non superabile, perché il giudizio di legittimità costituzionale può essere promosso, entro termini perentori stabiliti dallo Statuto, dal Commissario dello Stato o dal Presidente della Regione, e l’Alta Corte giudica della impugnazione ad essa diretta con atto formale, dall’organo legittimato ad agire. E’ quindi, da ritenere che non siano proponibili motivi nuovi.

Sembra invece all’Alta Corte che la eccezione di incostituzionalità per esorbitanza dai limiti oggettivi stabiliti dall’art. 17, lett. e) abbia contenuto di sviluppo e di precisazione della più ampia e non generica deduzione formulata nel ricorso.

Ciò premesso, la Corte osserva che la legislazione sociale è attribuita dall’art. 17, lett. f)  dello Statuto alla Regione e comprende, in genere, i rapporti di lavoro, la previdenza, l’assistenza e, quindi, il potere di provvedere alle esigenze della occupazione dei lavoratori, all’addestramento professionale, all’assistenza nelle sue varie forme.

Questa potestà legislativa autonoma deve essere esercitata non soltanto nell’ambito della Regione, per l’oggetto e gli effetti diretti e immediati, e nei limiti delle leggi costituzionali dello Stato — come la potestà legislativa esclusiva, attribuita all’art. 14 —ma, anche nei limiti dei principi e degli interessi generali ai quali si informa la legislazione dello Stato, in armonia cioè con l’indirizzo e l’orientamento legislativo nazionale e con gli interessi generali. Eccettuate queste limitazioni, il potere è pieno e autonomo e il suo esercizio non è precluso o minorato da singole leggi dello Stato.

Condizione di legittimità delle leggi regionali nelle materie designate dall’art. 17 dello Statuto, è invece la loro corrispondenza ai principi astratti che indirizzano e ispirano l’attività legislativa dello Stato, nel suo dinamico sviluppo, e agli interessi generali della collettività, dai quali gli interessi regionali non sono dissociabili anche se abbiano particolare contenuto e ne siano differenziati nel tempo, nella competenza degli organi e nel modo di tutela.

Il decreto legislativo 18 aprile 1951 non esorbita dai limiti territoriali, anche per gli effetti diretti, ed è in armonia con i principi generali della legislazione positiva dello Stato, protettiva del lavoro e particolarmente dei lavoratori disoccupati e corrisponde ad altri provvedimenti legislativi regionali: quello e questi preordinati alla medesima esigenza di particolare protezione; con mezzi diversi e in forme varie.

La costituzione di una commissione regionale che per altro ha precedenti analoghi nella Regione anche per il lavoro, non trasferisce funzioni dello Stato alla Regione ma crea un organo consultivo regionale per l’esercizio di funzioni che sono legislativamene regolate dalla Regione e da essa sono organizzate con potere istituzionalmente autonomo.

Non è quindi applicabile la disposizione dell’art. 43 dello Statuto, la quale prevede il passaggio degli uffici e del personale dallo Stato alla Regione per funzioni amministrative ed esecutive trasferite dallo Stato e non comprende la organizzazione amministrativa autonoma dei servizi che sono oggetto del potere legislativo attribuito alla Regione anche per la loro organizzazione come è esplicitamente previsto nell’art. 17.

P.Q.M.

L’Alta Corte respinge il ricorso del Commissario dello Stato avverso il D.L.P. 18 aprile 1951 recante « Provvedimenti in materia di avviamento al lavoro, per la massima occupazione in agricoltura e per l’assistenza ai lavoratori involontariamente disoccupati».