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Alta Corte per la Regione siciliana

 

Decisione 3 marzo 1951 – 19 maggio 1951, n. 32

sul ricorso del Commissario dello Stato, contro la legge approvata dall’Assemblea regionale il 31 gennaio 1951, concernente: « Agevolazioni fiscali per le società sportive aventi lo scopo di incrementare le attività e le manifestazioni sportive nella Regione »

 

Presidente: SCAVONETTI; Relatore ed Estensore: CATINELLA;  P. M.: EULA. — Commissario Stato (AVV. St ARIAS) - Regione Siciliana (Avv. E. LA LOGGIA,  SALEMI e ORLANDO CASCIO). 

 

(omissis)

1. - Nella seduta del 31 gennaio 1951 l’Assemblea regionale siciliana approvava la legge concernente agevolazioni fiscali per le società sportive, con la quale si disponeva che fossero soggetti alle tasse di registro e ipotecarie nella misura fissa di L. 200 gli atti costitutivi delle società non aventi fini di lucro, con sede nella Regione, il cui capitale fosse destinato all’incremento delle attività e delle manifestazioni sportive nella Regione stessa, ovvero al rilievo di attrezzature già esistenti nella Regione, allo scopo di ampliarle, trasformarle, o riattivarle (art. 2), nonché gli atti relativi all’aumento del capitale delle società medesime (art. 3).

2. — Con ricorso depositato il 6 febbraio 1951, il Commissario dello Stato contestava la legittimità costituzionale della legge con tre distinti motivi:

1) la legge violava il limite di efficacia territoriale delle leggi regionali, in quanto non precisava che i benefici fiscali sarebbero spettati a società operanti esclusivamente nel territorio della Regione;

2) i benefici fiscali disposti dalla legge non trovavano alcun riscontro nella legislazione statale;

3) la determinazione della tassa fissa di registro in L. 200 violava l’art. 1 della legge 15 febbraio 1949, n. 33 secondo la quale qualsiasi tassa fissa in sostituzione della tassa proporzionale di registro non può essere minore di L. 500.

3. — La Regione resisteva al ricorso, rilevando nella sua memoria che il primo motivo presupponeva una errata interpretazione della legge; che il secondo si fondava sopra una inammissibile identificazione con norme particolari di specie dei principi generali della legislazione dello Stato; che il terzo prescindeva dalla disposizione della prima parte dell’art. 1 della legge 15 febbraio 1949, n. 33 che determina in L. 300 le tasse fisse minime di registro ed ipotecarie.

4. — Alla udienza pubblica del 2 marzo 1951 difensori dello Stato e della Regione insistevano nelle rispettive tesi.

Il Procuratore generale, con ampio svolgimento di motivi, concludeva per l’accoglimento del ricorso.

5. — Dei tre motivi sui quali si fonda il ricorso del Commissario dello Stato, il secondo appare assorbente e decisivo.

L’Alta Corte, riconfermando la sua precedente giurisprudenza, ritiene che la potestà normativa tributaria della Regione Siciliana abbia tra i suoi limiti anche quello derivante dal rispetto dei principi generali della legislazione statale in materia.

Dalla mancanza, in tale legislazione, di norme contenenti agevolazioni tributarie in favore di società sportive — irrilevanti essendo nel caso controverso, le agevolazioni previste dalla legge 21 giugno 1928, n. 1580 e dal R.D.L. 2 febbraio 1939, n. 302 aventi come beneficiari enti pubblici — sembra all’Alta Corte possa dedursi che le attività sportive promosse da società private non siano comprese tra quelle suscettibili, in via di principio, di incoraggiamento a mezzo di agevolazioni tributarie.

6.— Da quanto precede deriva la illegittimità costituzionale della legge in esame, rimanendo assorbiti gli altri due motivi di ricorso.

P. Q. M.

L’Alta Corte accoglie il ricorso proposto dal Commissario dello Stato avverso la legge approvata dall’Assemblea regionale siciliana nella seduta 31 gennaio 1951 riguardante agevolazioni fiscali per le società sportive aventi lo scopo di incrementare le attività e le manifestazioni sportive nella Regione.