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Alta Corte per la Regione siciliana

 

14 giugno 1950 - 20 novembre 1950, n. 23

sul ricorso del Commissario dello Stato contro il decreto legislativo del Presidente della Regione 11 maggio 1950, concernente: « Applicazione nel territorio della Regione Siciliana del D. L. 18 gennaio 1948, n.3; del D. L. 20 febbraio 1948, n. 62 e delle leggi 21 dicembre 1958, n. 1440 e 29 dicembre 1949, n. 959, con provvedimenti vari in materia di diritti erariali sui pubblici spettacoli »

 

Presidente: SCAVONETTI; Relatore: ORTONA; P. M.: EULA — Commissario Stato (Avv. St. ARIAS) - Regione Siciliana (Avv.ti E. LA LOGGIA, ORLANDO CASCIO).

 

(omissis)

Con decreto legislativo del Presidente della Regione Siciliana in data 11 maggio 1950 si stabiliva:  « Le disposizioni contenute nei decreti legislativi 18 gennaio 1948, n. 3 e 20 febbraio 1948, n. 62 e nelle leggi 21 dicembre 1948, n. 1440, con esclusione dell’art. 4, e 29 dicembre 1949, n. 959, si applicano nel territorio della Regione Siciliana con decorrenza in data di entrata in vigore di ciascun provvedimento nella restante parte del territorio dello Stato».

Contro questo decreto legislativo ha proposto ricorso il Commissario dello Stato per la Regione Siciliana per due motivi, poi illustrati dall’Avvocatura dello Stato:

a) Avendo le leggi dello Stato vigore in tutto il territorio della Repubblica, compresa la Sicilia, deve considerarsi costituzionalmente illegittimo il provvedimento della Regione con il quale i decreti legislativi e le leggi sopra indicate sono stati dichiarati applicabili nel territorio della Sicilia;

b) illegittima deve dirsi in particolare la disposizione, con la quale è stata esclusa l’applicabilità nel territorio della Regione Siciliana dell’art. 4 della legge 21 dicembre 1948, n. 1440, sia perché la citata disposizione non è in realtà che un mezzo per sfuggire alla esecutività della legge nazionale, non impugnata tempestivamente ai sensi dell’art. 30 dello Statuto siciliano; sia perché la disposizione medesima non può avere effetto retroattivo, per di più in danno di un terzo, quale è la Unione nazionale incremento razze equine (U.N.I.R.E.); sia perché non può la Regione liberarsi degli oneri che gravano sui tributi erariali ad essa trasferiti dallo Stato.

Resiste a tale ricorso la Regione Siciliana.

Il Procuratore generale nell’udienza del 12 giugno 1950 ha concluso: che sia dichiarata giuridicamente irrilevante la norma del decreto legislativo impugnato con la quale si stabilisce l’applicabilità in Sicilia delle leggi dello Stato sopra indicate; che sia dichiarata costituzionalmente legittima la disposizione con la quale si stabiliva la inapplicabilità in Sicilia dell’art. 4 della legge 21 dicembre 1948, ma illegittima quando si dà a questa disposizione effetto retroattivo.

Ciò premesso, l’Alta Corte osserva:

IN DIRITTO

In ordine al primo motivo del ricorso — con il quale si deduce l’illegittimità costituzionale del decreto legislativo regionale per avere stabilito l’applicabilità in Sicilia di leggi della Repubblica — si ritiene di dovere confermare quanto già ritenuto nella decisione 13 agosto 1948, n. 6, in materia tributaria, come la presente: che le leggi dello Stato, dopo la pubblicazione e la vacatio, hanno, per forza propria, vigore in tutto il territorio dello Stato, compresa la Sicilia, fino a quando la Regione non abbia emanato una propria legge che disponga diversamente. La questione della inefficacia della legge statale, non recepita dalla Regione, è sorta e può sorgere solo nei casi di potestà legislativa della Regione; fra i quali non è quello della legislazione nella materia tributaria.

In ordine al secondo motivo del ricorso — con il quale si deduce l’illegittimità costituzionale del decreto legislativo 11 maggio 1950, per essere stata esclusa, e con effetto retroattivo, l’applicabilità dell’art. 4 della legge 21 dicembre 1948, n. 1440 — si osserva anzitutto che l’Alta Corte, nella decisione citata e in altre successive, ha già ritenuto che la Regione ha la potestà di emanare norme giuridiche, con le limitazioni indicate nelle decisioni medesime, per i tributi assegnati dallo Statuto della Regione.

La legge dello Stato 21 dicembre 1948, all’art. 4 stabilisce che «sui diritti erariali accertati sulle scommesse al totalizzatore e al libro che hanno luogo alle corse dei cavalli, è concesso a favore dell’Unione nazionale incremento razze equine (U. N. I. R. E.) e per le finalità di cui alla legge 21 marzo 1942, n. 315, un abbuono del 40% dei diritti medesimi per gli anni 1949 e 1950 ».

Non è contestato che i cennati diritti erariali siano di spettanza della Regione Siciliana, in forza dell’art. 36 dello Statuto. Ciò posto, l’escludere o meno un abbuono o un contributo, gravante su tali diritti, rientra nella potestà legislativa della Regione, tanto più quando si consideri che, come ha rilevato la Regione, i diritti erariali si riferiscono a un’attività (corse ippiche) che di fatto non si esplica in Sicilia.

si può opporre, come fa la difesa del Commissario dello Stato, che i diritti erariali siano passati alla Regione con l’onere suddetto, sia perchè l’onere per gli anni 1949-50 (che è quello oggetto della norma regionale di esclusione) è stato imposto con legge dello Stato successiva all’entrata in vigore dello Statuto, che devolveva alla Regione (art. 36), con le eccezioni ivi previste, i tributi erariali, sia perchè, data la potestà legislativa della Regione in materia, non si può negare la facoltà di ammettere o meno un abbuono o un contributo nei casi e con i limiti indicati nelle precedenti decisioni.

Deve, peraltro, dichiararsi illegittima la norma regionale, in quanto ha escluso l’applicabilità dell’art. 4 delle leggi statali con efficacia retroattiva. Ammesso il principio  che la legge dello Stato era già in vigore in tutto il territorio della Repubblica. compresa la Sicilia, dopo la sua pubblicazione (23 dicembre 1948), la Regione non poteva impedire gli effetti propri della detta legge con una sua norma.

Poteva emanare una propria legge, anche modificativa di quella statale, con efficacia successiva, non mai annullando gli effetti già prodotti dalla legge statale.

P.Q.M.

L’Alta Corte accoglie parzialmente il ricorso del Commissario dello Stato e per questo effetto — riconosciuta la legittimità costituzionale della legge regionale 11aggio 1950 che esclude l’applicabilità in Sicilia dello art. 4 del D. L. 21 dicembre 1948 – dichiara la illegittimità costituzionale della disposizione che attribuisce efficacia retroattiva alla suddetta modificazione.