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Alta Corte per la Regione siciliana

 

Decisione 16 marzo 1950 - 18 ottobre 1950, n. 15

sul ricorso del Commissario dello Stato contro la legge approvata dall’Assemblea regionale l’8 febbraio 1950, concernente: « I provvedimenti in materia di riscossione delle poste dirette »

 

Presidente: SCAVONETTI; Relatore: ORTONA; Estensore: CATINELLA; P. M.: EULA. Commissario Stato (Avv. St. CALENDA) - Regione Siciliana (Avv.ti E. LA LOGGIA SALEMI, ORLANDO CASCIO).

 

(omissis)

Nella seduta dell’8 febbraio 1950 l’Assemblea regionale siciliana approvava la legge avente per oggetto « Provvedimenti in materia di riscossione di imposte dirette », nella quale si ripetevano, con alcune modificazioni, le disposizioni della legge statale 15 dicembre 1949, numero 944. All’art. 4, in particolare, si stabiliva: a) che le domande degli esattori che intendessero rescindere il contratto di appalto dovessero essere presentate all’Assessore per le finanze entro il termine perentorio di trenta giorni dall’entrata in vigore della legge regionale, invece che dall’entrata in vigore della legge statale; b) che i contratti rescissi avrebbero cessato di avere vigore dalla scadenza del bimestre in corso alla data del decreto dichiarativo della rescissione, anziché dal 1° gennaio 1950; c) che non sarebbero state ritenute valide le domande presentate a qualsiasi altro ufficio, né quelle già prodotte al Ministero delle finanze.

Per le esattorie in delegazione governativa, l’art. 5 disponeva che l’Assessore per le finanze avrebbe determinato l’aggio caso per caso, entro il limite massimo del 10%, anche prescindendo dai risultati dei conteggi previsti dall’art. 2.

Inoltre, l’art, 7 riconosceva all’Assessore per le finanze le attribuzioni in materia di quote inesigibili spettanti al Ministro ai sensi della legge statale.

Con ricorso depositato il 24 febbraio 1950, il Commissario dello Stato proponeva impugnazione avverso la legge predetta affermando che l’Assemblea avesse, ecceduto i limiti della competenza legislativa attribuitale dallo Statuto; e che, non rientrando la riscossione delle imposte dirette tra le materie elencate negli artt. 14, 15 e 17, la relativa attività amministrativa dovesse svolgersi, ai sensi dell’art. 20, secondo la direttiva del Governo dello Stato.

Il ricorrente sosteneva, inoltre, che la competenza della Regione non potesse desumersi dall’art. 36, riguardando detto articolo soltanto i tributi deliberati dalla Regione medesima, e che la disciplina provvisoria dei rapporti finanziari fra Stato e Regione disposta con il D. L. 12 aprile 1948, n. 507, avesse lasciato immutato il carattere statale delle imposte temporaneamente attribuite alla Regione.

Aggiungeva, infine, che anche ad ammettere che la riscossione potesse considerarsi funzione trasferibile alla Regione, il trasferimento dovesse essere disposto con legge dello Stato, ai sensi della disposizione transitoria VIII della Costituzione.

I motivi, esposti nel ricorso venivano successivamente illustrati dall’Avvocatura dello Stato con memoria del 27 febbraio 1950.

La Regione resisteva al ricorso rilevando, nella sua memoria, che la potestà controversa le era riconosciuta dallo Statuto, come si desumeva, tra l’altro, dall’art.37 dello Statuto medesimo, al quale si era conformato l’art. 2 del D. L. 12 aprile 1948, n. 507; e che la disposizione transitoria VIII non era applicabile all’ordinamento regionale siciliano.

Alla pubblica udienza del 10 marzo 1950 i difensori dello Stato e della Regione insistevano nelle rispettive tesi.

Il Procuratore generale chiedeva l’accoglimento del ricorso, rilevando l’applicabilità all’ordinamento regionale siciliano della prima parte dell’art. 119 della Costituzione della Repubblica e del secondo comma della disposizione transitoria VIII.

 

RITENUTO IN DIRITTO

 

La legge impugnata si riferisce in particolare alla potestà di riscossione dei tributi in quanto tende a regolarne l’esercizio nell’ambito della Regione Siciliana. Tale potestà di riscossione, a giudizio di questa Alta Corte, compete alla Regione, oltre che come necessaria conseguenza della potestà deliberativa in materia di tributi riconosciuta alla Regione medesima, per la espressa disposizione dell’art. 37 dello Statuto, nonché dell’articolo 2 del D. L. 12 aprile 1948, n. 507.

Infondata appare la eccezione relativa alla necessità dell’emanazione di una particolare legge dello Stato per il passaggio della funzione di riscossione dei tributi che si vorrebbe desumere dal secondo comma della disposizione transitoria VIII della Costituzione. L’Alta Corte ritiene, come ha già altra volta deciso, che tale comma sia inapplicabile al sistema regionale siciliano, già funzionante, in base a specifiche disposizioni legislative, al momento di entrata in vigore della Costituzione (cfr. decisione 5 agosto 1949 n. 2). Peraltro, l’art. 2 del D. L. 12 aprile 1948, n. 507, ha espressamente statuito che « la Regione Siciliana riscuote direttamente le entrate di sua spettanza ».

Fra tali entrate rientrano indubbiamente le imposte dirette la cui riscossione è affidata agli esattori, sia perché dette imposte sono state iscritte nel bilancio di previsione per l’esercizio finanziario 1947-48 e nei successivi (art. 2 D. L, n. 507 citato), sia perché le medesime sono dovute alla Regione come tributi regionali a seguito del mutamento del soggetto attivo del rapporto di imposta verificatosi con l’art. 1 della legge regionale 1 luglio 1947, n. 3.

Per tali considerazioni non può — in linea di principio — negarsi la legittimità costituzionale della legge impugnata.

L’Alta Corte, tuttavia, ritiene che anche per la potestà di riscossione, in quanto connessa alla potestà deliberativa tributaria, valga lo stesso principio, per quest’ultima affermato, della immediata efficacia delle leggi dello Stato nel territorio della Regione Siciliana.

Deve pertanto ritenersi che la legge dello Stato 15 dicembre 1949 n. 944 abbia avuto piena validità in Sicilia fino all’entrata in vigore della legge regionale, di cui ora si discute; epperò, l’art. 4, comma 4°, ultimo inciso della legge medesima, in quanto ha preteso negare validità alle domande di rescissione dei contratti esattoriali già presentate al Ministero delle finanze, conformemente ad una specifica disposizione della citata legge statale, è costituzionalmente illegittimo.

Entro tali limiti il ricorso del Commissario dello Stato va accolto.

 

P.Q.M.

 

L’Alta Corte per la Regione Siciliana accoglie parzialmente il ricorso del Commissario dello Stato contro la legge regionale 8 febbraio 1950 e, per questo effetto, dichiara la illegittimità costituzionale dello art. 4, comma 4°, ultimo inciso della legge stessa, concernente la invalidità delle domande di rescissione dei contratti esattoriali già presentate al Ministero delle finanze.

Dichiara la legittimità costituzionale di tutte le altre disposizioni per gli effetti del decreto legislativo 12 aprile 1948, n. 507, che disciplina provvisoriamente i rapporti finanziari tra lo Stato e la Regione Siciliana.