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Alta Corte per la Regione siciliana

 

Decisione 16 gennaio 1949 – 24 giugno 1949, n. 8

sul ricorso del Commissario dello Stato contro la legge approvata dall’Assemblea regionale il 22 dicembre 1948, concernente: « Istituzione dell'Ente siciliano per le case ai lavoratori ».

 

Presidente: SCAVONETTI; Estensore: CATINELLA; P. M.: EULA. - Commissario Stato (Avv. St. DE BERNARDINIS) - Regione Siciliana (Avv.ti E. LA LOGGIA, ORLANDO CASCIO, CARNELUTTI).

 

(omissis)

La legge impugnata, approvata dall'Assemblea regionale siciliana il 22 dicembre 1948, istituisce l'Ente siciliano per le case ai lavoratori persona giuridica di diritto pubblico (art. 1), allo scopo di provvedere alla costruzione, nel territorio della Regione, di alloggi di tipo popolare (art. 2) da assegnare in locazione, anche con patto di futura vendita, a lavoratori manuali salariati (art. 3). Gli alloggi saranno costruiti su aree espropriate dai comuni a loro cura e spesa (art. 4). L'Ente si avvarrà delle agevolazioni disposte con leggi dello Stato a favore della edilizia popolare (art. 6), e potrà richiedere l'assistenza tecnica ed amministrativa dei comuni interessati e degli istituti per le case popo­lari competenti per territorio (art. 7). La Regione concorre, con cin­quanta milioni di lire, alla costruzione del patrimonio iniziale dell'ente (art. 8), e contribuirà alle spese di costruzione degli alloggi con la somma di sei miliardi di lire, ripartita in tre esercizi (art. 9).

Inoltre, il Governo della Regione è autorizzato a prestare garanzia per i mutui che l'ente potrà contrarre, nei limiti previsti dall'art. 1 del D. L. C. P. S., 22 dicembre 1947, n. 1600 (art. 10). L'art. 12 deter­mina le agevolazioni fiscali di cui godrà l'ente:

a) registrazione, con tassa fissa, di tutti gli atti pubblici e dei contratti in genere stipulati dal’ente;

b) esenzione dalle imposte e tasse ipotecarie;

c) esenzione dall’imposta di ricchezza mobile sugli interessi dei mutui;

d) esenzione dall’imposta generale sull’entrata per gli acquisti delle cose che saranno incorporate nelle costruzioni;

e) registrazione, con tassa fissa, di tutti gli atti comunque inerenti all’accollo dei lavori, comprese le concessioni ad istituti bancari di credito dell’ente verso lo Stato o la Regione, ovvero di crediti di imprese appaltatrici verso l’ente;

f) esenzione, per venticinque anni, dai tributi fondiari e dalle relative sovraimposte.

Altre norme della legge regolano il funzionamento dell'ente - che sarà amministrato da un consiglio nominato dal Presidente della Regione ed il controllo del Governo regionale sull'ente medesimo, il quale sarà sciolto quando saranno stati conseguiti i suoi fini istituzio­nali, prevedendosi, in tal caso, il trasferimento del suo patrimonio alla Regione.

La legge è stata impugnata per illegittimità costituzionale dal  Commissario dello Stato, per vari motivi che possono così riassumersi:

1) anzitutto, difetto di potere normativo della Regione in ma­teria di edilizia popolare, non espressamente prevista dagli artt. 14 e 17 dello Statuto regionale;

2) difetto di potere della Regione in materia di creazione di persone giuridiche pubbliche;

3) violazione dell'art. 42 della Costituzione della Repubblica. costituente l'obbligo, imposto ai comuni, di cedere gratuitamente all'ente aree espressamente espropriate dai comuni a loro spesa, una espro­priazione senza corrispettivo;

4) invasione nella sfera dei poteri normativi dello Stato, per quanto attiene alle provvidenze statali a favore dell'edilizia popolare;

5) violazione dell'art. 36 dello Statuto regionale, non essendo consentito alla Regione di modificare, con speciali esenzioni, le leggi tributarie dello Stato;

6) violazione dell'art. 81  della Costituzione, non essendo state indicate le entrate con cui si dovrebbe far fronte agli impegni di spese­ posti a carico della Regione con la legge impugnata.

Con memoria depositata il 13 gennaio 1949, illustrata oralmente ­alla pubblica udienza, il Presidente della Regione Siciliana ha chiesto il rigetto del ricorso, affermando la competenza normativa dell'Assem­blea regionale nella materia in oggetto, e contestando singolarmente i vari motivi dell'impugnazione.

In merito al primo motivo del ricorso, l'Alta Corte, rilevato che non può disconoscersi il contenuto sociale della legge controversa, avendo la Regione inteso contribuire al soddisfacimento di uno dei bisogni più immediati dei lavoratori salariati, ritiene che il provvedi­mento rientri nella sfera di competenza legislativa attribuita alla Regione dall'art. 17 lett. f) dello Statuto. Non può infatti, contestarsi che la « legislazione sociale » comprenda il regolamento di tutte le provvidenze a favore dei lavoratori.

La indagine di legittimità costituzionale della legge va dunque con­dotta con riferimento alla norma citata. Ora, non sembra all'Alta Corte che i limiti posti dal primo capoverso dell'art. 17 alla potestà legislativa della Regione siano stati superati, in quanto, il perseguito soddisfacimento di interessi non può certamente considerarsi in con­trasto con i principii ed interessi generali cui si informa la legislazione dello Stato, che analoghi interessi ha perseguito con numerosi provvedimenti nel settore specifico dell'edilizia popolare.

La legge impugnata intende integrare le provvidenze statali, con riferimento a situazioni particolarmente rilevanti nell'ambito regionale.

Oppone ancora il ricorrente che la Regione non abbia potestà di creare persone giuridiche pubbliche.

L'Alta Corte rileva che, nel nostro ordinamento, le leggi, nel creare persone giuridiche pubbliche, operano funzionalmente al fine di rac­cogliere un complesso di relazioni giuridiche in un centro di riferi­mento di norme e di unificare e concentrare diritti, obblighi e potestà per il perseguimento di pubblici interessi.

Da ciò deriva che, nell'ambito della potestà normativa statutaria, la Regione Siciliana è legittimata a perseguire i suoi fini anche avva­lendosi di enti (persone giuridiche pubbliche, la cui autonomia di ge­stione può, in determinati casi, apparire particolarmente utile ed op­portuna.

Né appare esatto il rilievo che tale potere di organizzazione spetti alla Regione soltanto nell'ambito delle potestà indicate nell'art. 14, poiché non sembra fondata una diversa determinazione di poteri ri­spetto alle leggi emanate ex art. 14 ed a quelle emanate ex art. 17 sempre che non siano violati i limiti posti dallo Statuto nell’un caso e nell’altro.

In merito all'obbligo, imposto ai comuni (art. 4 della legge), dì trasferire gratuitamente all'ente le aree edificatorie, l'Alta Corte os­serva che erroneamente si è creduto di riscontrare in tale disposizione una violazione dell'art. 42 della Carta costituzionale, in quanto, a pre­scindere dalla corrispettività insita nella costruzione di case a favore dei lavoratori, che appartengono alla popolazione del comune, per conseguenti benefici sociali, e per la creazione di fonti di futura imposizione fiscale, sta in fatto che il nostro ordinamento pone a carico dei comuni determinati servizi pubblici, la cui determinazione può essere ora modificata, in Sicilia, dall'Assemblea regionale, in virtù degli artt. 14 lett. o) e 15 dello Statuto.

L'Alta Corte non ritiene, poi, che la Regione abbia invaso la  sfera dei poteri normativi dello Stato per quanto attiene al richiamo   (art. 6 della legge) alle provvidenze statali a favore dell'edilizia popolare. La norma infatti, si limita a dichiarare che l'ente si avvarrà delle agevolazioni concesse dallo Stato con i DD.LL. C.P.S. 8 maggio 1947, n. 399 e 22 dicembre 1947, n. 1600 e di ogni altra provvidenza a favore dell'edilizia popolare, solo ed in quanto esisteranno i presupposti indicati nelle leggi dello Stato.  

In ordine ai limiti della potestà tributaria della Regione, l'Alta Corte, affermando i criteri di interpretazione dell'art. 36 dello Statuto, enunciati nella precedente decisione del 13 agosto 1948, osserva che la regione deve rispettare, nell’esercizio della potestà tributaria che le compete, i limiti dei principi ed interessi generali cui si informa la legislazione dello Stato e occorre, pertanto, determinare se le norme dell'art. 12 della legge rispettino tali limiti. Ora, le agevolazioni fiscali, in quanto dirette non a costituire privilegi, ma a promuovere e favorire attività di pubblico interesse, sono conformi alle direttive della legislazione dello Stato e trovano riscontro in analoghi provvedimenti della legislazione stessa. Sembrano tuttavia fondate le censure del Commissario dello Stato che si riferiscono al comma c) ed al penultimo capoverso dell’art. 12.

Soltanto in situazioni eccezionali, invero, che non si riscontrano nel caso in esame, lo Stato ha concesso la totale esenzione dal pagamento dell’imposta generale sull'entrata. Così pure la formazione estremamente generica del penultimo capoverso dell’art. 12, estendendo il beneficio dell’esenzione dalla tassa proporzionale di registro anche ai privati che contratteranno con l’ente, si può risolvere in un privilegio particolare, in contrasto con i principi generali sopra enunciati.

Infine sulla pretesa violazione dell’art. 81 della Costituzione, per non essere state indicate nella legge impugnata le entrate con cui la Regione dovrà far fronte alle spese poste a suo carico, l’Alta Corte rileva che la legge ha indicato i mezzi per far fronte alle spese con la precisazione di somme che dovranno essere impostate nel bilancio della Regione, non ancora approvato, vigendo tuttora l’esercizio provvisorio.

 

P.Q.M.

 

L’Alta Corte accoglie il ricorso del Commissario dello Stato limitatamente alla dichiarazione di incostituzionalità delle disposizioni della lettera c) (i) e del penultimo comma (2) dell’art. 12 della legge regionale 22 dicembre 1948 concernente la istituzione dell’Ente siciliano per le case ai lavoratori.

Dichiara, invece, costituzionalmente legittime tutte le altre norme della legge predetta.