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Alta Corte per la Regione siciliana

 

Decisione 26 luglio 1948 - 20 settembre 1948, n. 5

sul ricorso del Presidente della Regione contro il D. L. 5 maggio 1948, n. 631, concernente: « Finanziamento dei servizi sanitari già di competenza degli enti locali assorbiti temporaneamente dagli uffici provinciali di sanità pubblica».

 

 

Presidente: SCAVONETTI; ESTENSORE: MERLIN; P. M.: EULA. — Regione Siciliana (Avv.ti RUBINO, SALEMI) - Presidenza del Consiglio (Avv. St. DE BERNARDINIS).

 

(omissis)

Secondo il capo dell’art. 1I del detto decreto che si impugna è stabilito che «per le spese anzidette si provvede a norma degli artt. 3 e 8 del decreto legislativo 12 aprile 1948, n. 507, concernente la disciplina provvisoria dei rapporti finanziari tra lo Stato e la Regione Siciliana ».

Nel suo ricorso, la Regione Siciliana fa osservare che per lo Statuto approvato con R.D.L. 15 maggio 1946, n.. 455, convertito nella legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 2, la Regione ha la legislazione esclusiva sulle materie elencate nell’art. 14 ed ha invece la possibilità di legiferare (ove lo creda) nelle altre materie di cui all’art. 17 che l’assistenza sanitaria rientra nelle materie facoltative e, siccome il decreto legislativo maggio 1948, n. 631 (per quanto in via provvisoria) regola le spese che spettano alla Regione, esso non si può applicare a spese che (almeno per il momento) non spettano ancora alla Regione.

L’avvocatura dello Stato, per conto della Presidenza del Consiglio dei Ministri, ha resistito al ricorso per i seguenti motivi.

Essa ammette che per ora i servizi sanitari non spettano alla Regione Siciliana e accenna che sarebbero in corso pratiche tra lo Stato e la Regione per la determinazione degli uffici e dei servizi sanitari che in base agli artt. 17 e 43 dovrebbero passare alla Regione.

A parte ciò, l’Avvocatura dello Stato nega alla Regione Siciliana un interesse a chiedere l’annullamento della norma, perché, prevedendo il decreto 12 maggio 1948, n. 507, al suo art. 8, delle operazioni di conguaglio, la Regione Siciliana avrà sempre — in quella sede — la possibilità di non far conteggiare la spesa a suo carico.

Secondo l’Avvocatura dello Stato, perciò, la norma ha una funzione potenziale ed è scritta in favore e non a danno della Regione Siciliana.

Attesoché il Ministero del tesoro, interpellato prima della presente decisione con nota 26 luglio, n. 147.197, ha risposto che la norma impugnata (art. 1I del D.L. 5 maggio 1948, n.. 631) « resterà inoperante qualora i servizi sanitari di cui trattasi non saranno trasferiti alla Regione ».

E’ inutile ricordare che il Governo militare alleato, durante il tempo in cui tenne la Sicilia nell’ambito della propria amministrazione, provvide ad istituire nell’isola, con proprie ordinanze regionali una particolare organizzazione dei servizi sanitari.

Fu così istituita una direzione generale di sanità, con poteri direttivi, ispettivi e di controllo sugli uffici provinciali di sanità, che, già alle dipendenze dei prefetti, furono invece eretti in uffici autonomi  tecnicamente ed amministrativamente.

Difatti, servizi ed uffici di natura sanitaria ed assistenziale, quali, ad esempio, il Comitato antimalarico, il Consorzio antitubercolare. il Laboratorio di igiene e di profilassi la Federazione per la protezione della maternità ed infanzia, già appartenenti ad altri enti, vennero incorporati nei nuovi uffici provinciali di sanità.

In conseguenza di tale assorbimento le spese per il funzionamento degli uffici ed i servizi incorporati, già gravanti sugli enti di provenienza hanno dovuto essere assunte in modo completo dallo Stato.

Di qui, la necessità per l’esercizio 1947-48 della spesa di lire 450 milioni di cui il decreto legislativo 5 maggio 1948, n. 631.

È esatto che per lo Statuto della Regione Siciliana vi sono materie elencate nell’art. 14 per le quali vi è una competenza esclusiva della Regione, ve ne sono altre elencate nell’art. 17 e tra queste: « L’igiene e la sanità pubblica» per le quali la competenza della Regione dipende da un atto di volontà della Regione stessa.

È altrettanto certo che fino ad oggi la Regione Siciliana non ha emanato leggi particolari sui servizi che riguardano l’igiene e la sanità pubblica.

Il decreto legislativo 12 aprile 1948, n. 507, fissa una disciplina « provvisoria» dei rapporti tra lo Stato e la Regione Siciliana e l’art. 7 espressamente conferma questo carattere di « provvisorietà » prevedendo espressamente una «disciplina definitiva» dei detti rapporti finanziari.

Ne consegue che molti rapporti sono in corso di assestamento. Di qui, la norma contenuta nell’art. 8 del decreto n. 631, che prevede delle operazioni di «conguaglio finale», dice espressamente che ciò avverrà «dopo il passaggio dei servizi e del personale alla Regione stessa ».

«Dopo» e non «prima» il che vuol dire che l’addebito della somma è provvisorio e diventerà definitivo solo quando e se la Regione Siciliana dichiarerà di assumere a suo carico quei servizi.

Quindi, non solo l’addebito è provvisorio ma condizionale, sottoposto cioè alla condizione sospensiva che dipende per il suo verificarsi dalla manifestazione di volontà della Regione.

Questo corrisponde alla interpretazione data dallo stesso Ministero del tesoro con la nota sopraricordata.

L’Alta Corte ritiene; perciò, che manchi alla Regione Siciliana ogni interesse alla impugnazione per illegittimità dell’art. I cap. I del decreto legislativo 5 maggio 1948, n. 631.

 

P. Q. M.

 

Respinge il ricorso proposto dalla Regione Siciliana per l’annullamento del capoverso dell’art. 1 del D.L. 5 maggio 1948, n. 631, pubblicato nella Gazzetta ufficiale della Repubblica del 10 giugno 1948,n. 133.

Le spese del giudizio sono compensate.