CONSULTA ONLINE 

 

Alta Corte per la Regione siciliana

 

19 luglio 1948 - 10 settembre 1948, n. 4

sul ricorso del Presidente della Regione contro la legge  26 febbraio 1948, n. 2, concernente: «Coordinamento dello Statuto della Regione Siciliana »

 

Presidente: SCAVONETTI; Relatore: ORTONA; Estensore: VASSALLI; P. M.: EULA. — Regione Siciliana (Avv.ti CARNELUTTI, E. LA LOGGIA, SALEMI, ORLANDO CASCIO, RUBINO) - Presidenza del Consiglio (Avv. St. LATOUR).

 

(omissis)

Udita alla pubblica udienza del 5 luglio 1948 la relazione di S.E. Ortona, uditi l’Avv. Carnelutti in difesa della Regione ricorrente

e l’Avv. Latour in difesa dello Stato, udita la requisitoria del P.M in persona del Dott. Ernesto Eula, il quale ha concluso rigettarsi le pregiudiziali eccezioni d’improponibilità del ricorso e d’incompetenza dell’Alta Corte e nel merito rigettarsi il ricorso, dovendosi intendere rinviata dalla legge impugnata al Parlamento in sede ordinaria soltanto l’approvazione eventuale di modifiche di contenuto non essenziale per l’adeguamento dello Statuto alle esigenze della Regione e dello Stato e per il suo coordinamento con la Costituzione della Repubblica.

Ritenuto che la legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 2, dispone, nel suo art. I: « lo Statuto della Regione Siciliana, approvato col decreto legislativo 15 maggio 1946, n. 455, fa parte delle leggi costituzionali della Repubblica, ai sensi e per gli effetti dell’art. 116 della Costituzione.

Ferma restando la procedura di revisione preveduta dalla Costituzione, le modifiche ritenute necessarie dallo Stato e dalla Regione saranno non oltre due anni dalla entrata in vigore della presente legge, approvate dai Parlamento nazionale con legge ordinaria, udita l’Assemblea regionale della Sicilia. 

Ritenuto che la disposizione del secondo comma di tale legge è denunziata per illegittimità costituzionale come quella che importa violazione:

a) dell’articolo unico dei regio decreto legislativo 15 maggio 1946, n. 455 che approva lo Statuto della Regione Siciliana;

b) degli articoli XVI - XVII delle disposizioni transitorie e finali della Costituzione della Repubblica Italiana;

c) degli articoli 116, 123 e 138 della Costituzione stessa.

Ritenuto non sussistere l’improponibilità del ricorso, che la difesa dello Stato ha eccepito assumendo non potersi dare sindacato giurisdizionale di legittimità costituzionale rispetto a un atto avente forma di legge costituzionale. — L’art. 25 dello Statuto della Regione Siciliana prevede che l’Alta Corte conosca della costituzionalità delle leggi emanate dallo Stato « rispetto allo Statuto stesso e ai fini della efficacia delle medesime entro la Regione» e la disposizione, parlando di leggi emanate dallo Stato « rispetto allo Statuto » regionale, cioè di leggi concernenti lo Statuto stesso, non può che riferirsi alla materia formante oggetto della legge statuale. Il che è conforme alla funzione dell’Alta Corte, la quale, con poteri che la posteriore Carta costituzionale della Repubblica (art. 127) ha distribuito fra Corte costituzionale e Parlamento per ciò che concerne le leggi regionali ivi previste, è chiamata a dirimere i conflitti fra due ordinamenti giuridici: un controllo limitato alla costituzionalità formale delle leggi rimarrebbe confinato nell’ambito di ciascun ordinamento e quindi inoperante rispetto al conflitto ipotizzato. Rimangono, pertanto, estranee alla definizione del punto in oggetto le considerazioni che pur sono state dottamente svolte dalle difese delle due parti e dal Pubblico Ministero, circa la possibilità che la legge costituzionale incontri limiti giuridici, come quelle che attengono al problema della legalità costituzionale nell’interno di uno stesso ordinamento giuridico.

Non sussiste, d’altro canto, l’incompetenza di questa Alta Corte, prospettata alla discussione orale dalla difesa dello Stato sotto il profilo che sarebbe riservato alla Corte costituzionale, prevista dall’art. 134 della Costituzione della Repubblica, il decidere circa la violazione dell’art. 138 della Costituzione stessa, poiché il ricorso investe la legittimità costituzionale di una legge « rispetto allo Statuto » regionale siciliano e « ai fini della efficacia della medesima entro la Regione », così come testualmente prevede l’art. 25 dello Statuto della Regione Siciliana,

Ritenuto che la disposizione denunciata col demandare al Parlamento nazionale di approvare mediante legge ordinaria, udita l’Assemblea regionale, le « modifiche ritenute necessarie » dello Statuto regionale siciliano importa deroga sia al criterio di partecipazione della Regione al processo deliberativo dello Statuto, quale si desume dall’art. 123 della Costituzione della Repubblica, sia alla regola dettata dall’art. 138 della medesima Carta fondamentale per la revisione costituzionale. Dal testo dell’art. I cpv. della legge 26 febbraio 1948, n. 2, non è dato desumere che le «modifiche» allo Statuto siciliano di cui ivi è menzione abbiano a contenersi - secondo l’interpretazione sostenuta dalla difesa dello Stato, alla quale ha dato la sua autorevole adesione il P.M. — nei limiti di modifiche non essenziali, cioè adattamenti, aggiornamenti, perfezionamenti al fine di adeguare lo Statuto stesso alle esigenze vive della Regione e dello Stato e di renderlo al tempo stesso aderente con la Costituzione della Repubblica, attuando in sostanza quel « coordinamento » di cui facevasi riserva nel R.D.L. 15 maggio 1946, n. 455, ed i cui caratteri e limiti si ritrovano nella formazione dei cosiddetti testi unici. Né parimenti è dato desumere che le modifiche previste come necessarie siano limitate alle norme dello Statuto regionale «integrative, funzionali, marginale, di procedura, che completano e sviluppano il quadro, ma non sono in se stesse norme costituzionali », per le quali pertanto potrebbe prescindersi dalla procedura di revisione costituzionale. La espressione della legge non comporta siffatte limitazioni; né esse potrebbero d’altro canto argomentarsi dalla riserva scritta all’inizio della disposizione «Ferma restando la procedura di revisione preveduta dalla Costituzione », dappoiché anche in questo inciso converrebbe introdurre una distinzione tra « modifiche » dello Statuto e « revisione » dello Statuto al fine che la salvezza del procedimento di revisione costituzionale possa intendersi operativa entro il biennio pel quale è stabilita la competenza legislativa ordinaria. Mediante simili limitazioni e distinzioni, volute al fine di assicurare il rispetto dell’autonomia regionale, l’interpretazione si risolverebbe in correzione della legge. Né ancora l’effetto sarebbe raggiunto, poichè lo stesso «coordinamento» che il R.D.L. 15 maggio 1946, n. 455, approvando lo Statuto della Regione Siciliana, prevede con la futura costituzione dello Stato, dev’essere, a termini di quella legge, sottoposto all’Assemblea costituente; il che non è che un riflesso della portata costituzionale riconosciuta fin dalla origine allo Statuto stesso.

Ritenuto che non sia da prendere in considerazione una tal quale inscindibilità tra il disposto del secondo comma e quello del primo comma dell’art. I della legge costituzionale in oggetto, sicchè esclusa la rivedibilità per legge ordinaria dello Statuto siciliano, ne derivi anche il difetto nello Statuto stesso della qualifica di legge costituzionale dello Stato; poiché lo Statuto della Regione Siciliana, espressione dell’autonomia tutta speciale di quella Regione, — espressamente dichiarata dall’art. 116 della Costituzione, — mentre deriva la sua portata di legge costituzionale dalla modificazione che con la sua adozione in tempo anteriore alla formulazione della Costituzione della Repubblica si è apportata alle strutture fondamentali dello Stato italiano, ha già avuto il riconoscimento formale del suo carattere da parte dell’ordinamento statuale, non solo in virtù dell’art. I del R.D.L 15 maggio1946, il quale — emanato in data anteriore alla convocazione dell’Assemblea costituente — non incontrava ancora il limite generale segnato alla potestà legislativa del Governo in materia costituzionale dell’art. 3 del D.L.L. 16 marzo 1946, n. 98, ma anche in virtù dell’art. 116 della Carta costituzionale e dell’art. XVII delle disposizioni transitorie della stessa Costituzione, il quale demanda espressamente all’Assemblea costituente di deliberare sugli Statuti regionali entro il 31 gennaio 1948 (quindi, di provvedere con legge costituzionale) ed escludendo con ciò che rispetto agli Statuti stessi possa provvedersi a revisione o coordinamento al modo transitoriamente previsto dall’art. XVI delle stesse disposizioni finali per quelle altre leggi, pure costituzionali, che non siano state finora esplicitamente o implicitamente abrogate: l’inapplicabilità del quale art. XVI alle eventuali modificazioni dello Statuto siciliano è ulteriormente confermata dal confronto tra la disposizione del detto art. XVI, che attribuisce al potere legislativo ordinario cotesto compito di revisione e di coordinamento per la durata di un anno dall’entrata in vigore della Costituzione e la disposizione impugnata del cpv. dell’art. 1 della legge 26 febbraio 1948, n. 2, che analoga facoltà intende attribuire al Parlamento per la durata di due anni dall’entrata in vigore della legge. Ai testi legislativi ora ricordati fa riscontro il riconoscimento, da parte dello Stato, dell’esercizio di poteri propri di una autonomia speciale. quali si ravvisano nel sistema dei rapporti attuati tra lo Stato e la Regione Siciliana in materie attinenti alla sovranità e nella stessa costituzione dell’Alta Corte destinata, già in data anteriore alla promulgazione della costituzione della Repubblica, a giudicare, «sulla costituzionalità delle leggi e dei regolamenti emanati dallo Stato rispetto allo Statuto e ai fini dell’efficacia dei medesimi entro la Regione », della quale Alta Corte l’Assemblea costituente ebbe a designare i componenti di sua elezione fino dall’ottobre 1947; onde la dichiarazione contenuta nel primo comma della legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 2 — lo Statuto della Regione Siciliana fa parte delle leggi costituzionali della Repubblica — è una dichiarazione che nulla aggiunge o modifica ad una situazione politicamente e giuridicamente già definita.

 

P.Q.M.

 

La Corte, in accoglimento del ricorso, dichiara la illegittimità costituzionale del disposto del comma 2 dell’art. 1 della legge 26 febbraio 1948, n. 2, in quanto prevede che modifiche allo Statuto della Regione Siciliana possono essere apportate entro due anni mediante legge ordinaria, udita l’Assemblea regionale della Sicilia, fermo restando il procedimento di revisione dello Statuto regolato dall’art. 138 della Costituzione.