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Alta Corte per la Regione siciliana

 

Decisione 5 luglio 1948 - 13 gennaio 1949, n. 2

sul ricorso del Commissario dello Stato contro le leggi approvate dall’Assemblea regionale nelle sedute del 12 e 18 marzo 1948:   Istituzione della Facoltà di economia e commercio presso l’Università di Messina; 2° Istituzione della Facoltà di agraria presso l’Università di Catania.

 

Presidente: SCAVONETTI; Relatore: VASSALLI; Estensore: SELVAGGI; P. M.: EULA — Commissario Stato (Avv. St. LATOUR) - Regione Siciliana (Avv.ti SALEMI e RUBINO).

 

(omissis)

La prima delle due leggi impugnate, 12 marzo 1948, istituì « a decorrere dall’anno accademico 1947-48 la facoltà di economia e commercio presso. la Università di Messina» e dispose che « le materie di insegnamento e il numero delle cattedre di ruolo» sarebbero state «quelle previste dal vigente ordinamento universitario».

La seconda legge, 18 marzo 1948, così dispose: « art. I:  Presso l’Università di Catania, a decorrere dall’ anno accademico 1947-48 è istituita la facoltà di agraria »; art. 2: « Nell’ anno accademico 1947-48 funzioneranno i corsi del biennio della suddetta facoltà; a decorrere dall’anno accademico 1948-49 funzioneranno anche i corsi del 2° biennio»; art. 3: « la materia d’insegnamento e le cattedre di ruolo saranno stabilite in conformità al vigente ordinamento universitario »; art. 4. « al funzionamento della suddetta facoltà sarà provveduto con i proventi delle tasse e con i contributi degli enti e degli istituti provinciali e regionali che ne assumono l’obbligo. Il Governo della Regione provvederà alla eventuale integrazione della spesa globale occorrente».

Il Commissario dello Stato ritiene che da queste due leggi siano modificate « la struttura di istituti che hanno e continuano ad avere carattere statale» e la « consistenza dei ruoli statali » con effetti anche di oneri sul bilancio dello Stato. Riconosce che la istituzione (delle due facoltà) corrisponde a legittime aspirazioni della popolazione della Sicilia e può essere utile per lo sviluppo sociale e civile dell’isola: ma osserva che un intervento diretto a mezzo di una legge che interferisce sull’ordinamento statale, eccede la competenza che ai sensi dello Statuto spetta all’Assemblea regionale ed apparisce perciò viziato di incostituzionalità».

L’Alta Corte ha considerato che l’art. 17 dello Statuto della Regione Siciliana, legge costituzionale dello Stato, attribuisce potestà legislativa alla Assemblea regionale in determinate materie, compresavi la istruzione media e superiore «al fine di soddisfare alle condizioni particolari ed agli interessi propri della Regione» cioè ad esigenze della collettività regionale.

Questo potere, così definito e limitato dal suo scopo, deve esplicarsi « entro i limiti dei principi ed interessi generali cui si informa la legislazione dello Stato », cioè in armonia con i principi astratti che indirizzano e ispirano l’attività legislativa dello Stato, nel suo dinamico sviluppo, e con gli interessi generali della collettività nazionale, dai quali gli interessi regionali non sono dissociati anche se abbiano particolare contenuto e ne siano differenziati nel tempo e nei modi, aderendo a situazioni e ad esigenze regionali.

Le leggi 12 e 18 marzo 1948 non hanno superato questi limiti di scopi e di effetti , con atto unilaterale, hanno vincolato lo Stato ad impegni finanziari o modificato ordinamenti riservati al potere dello Stato.

Da un punto di vista generale è da ricordare che la Carta costituzionale dichiara libere l’arte e la scienza e libero l’insegnamento, attribuisce ad enti e privati il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione « senza oneri dello Stato » e alle Università ed accademie il potere di o darsi ordinamenti autonomi, nel limiti stabiliti dalle leggi dello Stato».

Ma speciale e più intensa potestà legislativa, nell’ambito della Regione è attribuita all’Assemblea regionale per la istruzione media e superiore dall’art. 17 dello Statuto. Questa potestà l’Assemblea ha esercitato legittimamente. Infatti le facoltà di economia e commercio presso la Università di Messina e di agraria presso l’Università di Catania sono istituzioni regionali, per tutti gli effetti. Queste istituzioni provvedono ad esigenze particolari dell’insegnamento nell’isola:

lo ha riconosciuto il Commissario dello Stato: corrispondono — come dice la relazione parlamentare « ad una viva e lunga aspirazione di tutta la popolazione della Sicilia centro orientale»; non impongono oneri al bilancio dello Stato; sono finanziate dagli enti locali e, per le integrazioni, dal Governo regionale; non offendono interessi nazionali, ma ad essi giovano almeno indirettamente; nono sono in contrasto con i principi direttivi della legislazione ed è anzi stabilito nelle due leggi che la materia d’insegnamento ed il numero delle cattedre saranno regolati « in conformità al vigente ordinamento universitario ». Eventuali provvedimenti del potere legislativo o esecutivo dello Stato potranno imprimere alle due istituzioni successivi sviluppi, anche nell’ordinamento generale dello Stato, ma, frattanto, le facoltà conservano il loro carattere e la loro efficacia di istituzioni regionali anche per l’ulteriore disciplina dell’ordinamento e della organizzazione.

P.Q.M.

 

L’Alta Corte, riuniti di due ricorsi n. 10 e 11 R.G. per l’anno 1948 relativi alle due distinte leggi istitutive della facoltà di economia e commercio presso l’Università di Messina e della facoltà di agraria presso l’Università di Catania, respinge i ricorsi stessi.