ORDINANZA
N. 10
ANNO 1976
REPUBBLICA
ITALIANA
IN NOME DEL
POPOLO ITALIANO
LA CORTE
COSTITUZIONALE
composta dai signori giudici:
Dott. Luigi OGGIONI, Presidente
Avv. Angelo DE MARCO
Avv. Ercole ROCCHETTI
Prof. Enzo CAPALOZZA
Prof. Vincenzo Michele TRIMARCHI
Dott. Nicola REALE
Prof. Paolo ROSSI
Avv. Leonetto AMADEI
Dott. Giulio GIONFRIDA
Prof. Edoardo VOLTERRA
Prof. Guido ASTUTI
Dott. Michele ROSSANO
Prof. Antonino DE STEFANO,
ha pronunciato la seguente
ORDINANZA
nel giudizio
di legittimità costituzionale degli artt. 22 e 54 del r.d.l. 15 ottobre 1925,
n. 2033 (repressione delle frodi nella preparazione e nel commercio di sostanze
di uso agrario e di prodotti agrari), promosso con ordinanza emessa il 3
dicembre 1973 dal pretore di Susa nel procedimento penale a carico di Rollandin
Alessandro, iscritta al n. 112 del registro ordinanze 1974 e pubblicata nella
Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 126 del 15 maggio 1974.
Visto l'atto
d'intervento del Presidente del Consiglio dei ministri;
udito nella
camera di consiglio del 30 ottobre 1975 il Giudice relatore Edoardo Volterra.
Ritenuto che
il pretore di Susa solleva questione di legittimità costituzionale degli artt.
22 e 54 r.d.l. 15 ottobre 1925, n. 2033, nella parte in cui prevedono pena in
misura fissa per chi venda o comunque metta in commercio olii vegetali
commestibili senza gli adempimenti prescritti dallo stesso art. 22,
nell'assunto che le ipotesi contravvenzionali siano di diversa gravità e che al
giudice non é concesso di adeguare la pena base alle ipotesi di minima gravità,
in riferimento all'art. 3 della Costituzione;
Considerato
che questa Corte, con sentenza n. 67 del
1963, ha già dichiarato non fondata la questione di legittimità
costituzionale del predetto art. 54, proposta in relazione al principio di
eguaglianza, per il prevedere una pena pecuniaria in misura fissa, poiché da un
lato il sistema delle sanzioni pecuniarie rende possibile al giudice la loro
graduazione attraverso l'applicazione di circostanze aggravanti o attenuanti e
dall'altro lato la valutazione della congruenza tra reato e pena appartiene alla
politica legislativa sottratta al sindacato della Corte, a meno che non si
addivenga a sperequazioni di dimensioni tali da non riuscire sorrette dalla
benché minima giustificazione;
che non
sussistono motivi per discostarsi dalla precedente decisione, in relazione al
combinato disposto degli artt. 22 e 54 del citato r.d.l. n. 2033 del 1925.
Visti gli
artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, secondo comma,
delle Norme integrative per i giudizi dinanzi alla Corte costituzionale.
PER
QUESTI MOTIVI
LA
CORTE COSTITUZIONALE
dichiara la
manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale degli
artt. 22 e 54 r.d.l. 15 ottobre 1925, n. 2033, promossa dall'ordinanza in
epigrafe, in riferimento all'art. 3 della Costituzione.
Così deciso
in Roma, in camera di consiglio, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo
della Consulta, il 14 gennaio 1976
Luigi OGGIONI - Angelo DE MARCO - Ercole
ROCCHETTI - Enzo CAPALOZZA - Vincenzo Michele TRIMARCHI - Nicola REALE - Paolo
ROSSI - Leonetto AMADEI - Giulio GIONFRIDA - Edoardo VOLTERRA - Guido ASTUTI -
Michele ROSSANO - Antonino DE STEFANO.
Arduino
SALUSTRI - Cancelliere
Depositata in
cancelleria il 15 gennaio 1976.