ORDINANZA N. 59
ANNO 1971
REPUBBLICA
ITALIANA
IN NOME DEL
POPOLO ITALIANO
LA CORTE
COSTITUZIONALE
composta dai signori giudici:
Prof. Giuseppe BRANCA, Presidente
Prof. Michele FRAGALI
Prof. Costantino MORTATI
Prof. Giuseppe CHIARELLI
Dott. Giuseppe VERZÌ
Prof. Francesco Paolo BONIFACIO
Dott. Luigi OGGIONI
Dott. Angelo DE MARCO
Avv. Ercole ROCCHETTI
Prof. Enzo CAPALOZZA
Prof. Vincenzo Michele TRIMARCHI
Prof. Vezio CRISAFULLI
Dott. Nicola REALE
Prof. Paolo ROSSI,
ha pronunciato la seguente
ORDINANZA
nei giudizi riuniti di legittimità
costituzionale degli artt. 15, 18, primo comma, e 217 del r.d. 16 marzo 1942,
n. 267 (legge fallimentare), promossi con le seguenti ordinanze:
1) ordinanze emesse il 2 aprile 1970 dal
pretore di Brescia e il 23 aprile 1970 dal pretore di Voghera nei procedimenti
penali rispettivamente a carico di Sala Giuseppe ed altri e di Chiapponi Carlo,
iscritte ai nn. 234 e 242 del registro ordinanze 1970 e pubblicate nella
Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 235 del 16 settembre 1970;
2) ordinanza emessa il 26 giugno 1969 dal
tribunale di Milano nel procedimento civile vertente tra la società immobiliare
Costa Merelli contro il fallimento Costa Merelli e Bettoncelli Giannalberto,
iscritta al n. 309 del registro ordinanze 1970 e pubblicata nella Gazzetta
Ufficiale della Repubblica n. 286 dell'11 novembre 1970.
Udito nella camera di consiglio del 10
febbraio 1971 il Giudice relatore Nicola Reale.
Ritenuto che con le tre ordinanze indicate
in epigrafe sono state sollevate, in riferimento all'art. 24, primo e secondo
comma, della Costituzione le questioni di legittimità costituzionale delle
seguenti norme del r.d. 16 marzo 1942, n. 267 (legge fallimentare):
art. 15, nella parte in cui non prevede
l'obbligo del tribunale di disporre la comparizione del debitore in camera di
consiglio, onde far valere le proprie ragioni in contraddittorio, con
l'assistenza tecnica del difensore;
art. 18, primo comma, nella parte in cui
stabilisce che il termine per l'opposizione avverso la sentenza dichiarativa di
fallimento decorre dalla data di affissione dell'estratto della sentenza stessa
alla porta esterna del tribunale, senza che della pronunzia sia richiesta la
effettiva conoscenza dell'interessato;
che, con una delle tre ordinanze; é stata
sollevata questione di legittimità costituzionale anche dell'art. 217 dello
stesso decreto, in riferimento agli artt. 24, primo e secondo comma, e 25,
primo comma, della Costituzione, in quanto preclude al giudice penale,
competente ad accertare il reato di bancarotta, ogni indagine in merito ai
fatti che legittimano la dichiarazione di fallimento;
che innanzi a questa Corte si é costituito,
con atto di deduzioni 13 febbraio 1970, il signor Giannalberto Bettoncelli.
Considerato che la disposizione dell'art.
15 del r.d. 16 marzo 1942, n. 267, é stata dichiarata da questa Corte
costituzionalmente illegittima con la sentenza
n. 141 del 2 luglio 1970;
che con la stessa sentenza, confermativa
della precedente decisione n. 93 del 1962,
é stata dichiarata altresì la manifesta infondatezza, in riferimento all'art.
24 della Costituzione, della questione di legittimità costituzionale dell'art.
18, primo comma, del decreto sopra menzionato;
che dalla suddetta decisione deve ritenersi
risolta nel senso dell'infondatezza anche la questione sulla legittimità
costituzionale dell'art. 217, in riferimento così all'art. 24, come all'art.
25, primo comma, della Costituzione, posto che in essa é espressamente
richiamata la normativa circa la pregiudizialità civile in confronto
dell'accertamento dei reati fallimentari, e si é ritenuto che la competenza
circa la dichiarazione di fallimento e la relativa opposizione é precostituita
a favore del tribunale fallimentare.
Visti gli artt. 26, secondo comma, della
legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, secondo comma, delle Norme integrative per i
giudizi davanti a questa Corte.
PER QUESTI
MOTIVI
LA CORTE
COSTITUZIONALE
dichiara:
a) la manifesta infondatezza della
questione di legittimità costituzionale dell'art. 15 del r.d. 16 marzo 1942, n.
267 (legge fallimentare), già dichiarato costituzionalmente illegittimo, con la
sentenza n. 141
del 2 luglio 1970, nella parte in cui non prevede l'obbligo del tribunale
di disporre la comparizione del debitore in camera di consiglio;
b) la manifesta infondatezza della
questione di legittimità costituzionale dell'art. 18, primo comma, del predetto
decreto, proposta in riferimento all'art. 24 della Costituzione e già dichiarata
non fondata con la sentenza n. 93 del
13 novembre 1962;
c) la manifesta infondatezza della
questione di legittimità costituzionale dell'art. 217 dello stesso decreto,
proposta in riferimento agli artt. 24 e 25 della Costituzione e già ritenuta non
fondata con la sentenza n.
141 del 2 luglio 1970.
Così deciso in Roma, in camera di
consiglio, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, l'11
marzo 1971.
Giuseppe BRANCA - Michele FRAGALI - Costantino MORTATI - Giuseppe CHIARELLI - Giuseppe VERZÌ - Francesco Paolo BONIFACIO - Luigi OGGIONI - Angelo DE MARCO - Ercole ROCCHETTI - Enzo CAPALOZZA - Vincenzo Michele TRIMARCHI - Vezio CRISAFULLI - Nicola REALE - Paolo ROSSI
Depositata in cancelleria il 22 marzo 1971.