(…) Il 23 aprile del 1956
Una storia che in questi cinquanta anni si è
intrecciata con quella della società italiana, accompagnandone la crescita e
l’evoluzione e assicurando il rispetto dei principi di libertà, dignità ed
uguaglianza cui l'Assemblea Costituente si ispirò,
memore dei crimini e delle tragedie che ideologie e sistemi di governo
totalitari avevano generato nel cuore dell'Europa, minacciando il mondo intero.
A quei valori e a quei principi
In questi cinquanta anni non è cambiata però
soltanto la società italiana, ma è lo stesso scenario mondiale ad essere
profondamente mutato in molti dei suoi aspetti essenziali.
Di conseguenza, nuove problematiche – spesso
assai lontane da quelle che i nostri costituenti potevano anche solo
ipotizzare, e ciò pure nel caso di Costituzioni scritte relativamente “giovani”
come quella italiana – si pongono oggi nel campo della
giustizia costituzionale: i temi della globalizzazione, della immigrazione, del
rispetto dei diritti inviolabili di ogni uomo anche di fronte alle esigenze di
sicurezza collettiva, del rapporto tra ordinamenti nazionali e sovranazionali –
per citarne solo alcuni – costituiscono altrettante sfide alla coerenza ed alla
lungimiranza non solo di legislatori e governanti, ma anche di coloro cui le
Costituzioni affidano il difficile compito di garantire, in ogni circostanza,
la compatibilità delle leggi con i principi fondamentali sui quali poggiano i
nostri ordinamenti. Essi rappresentano il patrimonio più autentico di ciascun popolo ed insieme il comune sostrato della nostra
civiltà.
Dalle risposte che a queste sfide saranno
date dipenderà non solo l’assetto dei diversi ordinamenti nazionali, ma anche
il volto che la comunità mondiale assumerà nel prossimo futuro e,
probabilmente, per molti anni a venire.
Una grande
responsabilità investe dunque, in questo scorcio iniziale del XXI secolo, gli
organi di giustizia costituzionale di tutto il mondo.
E’ per questo motivo che la presenza, oggi,
con noi delle rappresentanze di così numerose Corti costituzionali, europee ed
extra-europee, non soltanto ha il significato di un pur gradito gesto di
cortesia, ma è anche il segno della diffusa consapevolezza della necessità –
anche e soprattutto a livello di giustizia costituzionale – di scelte comuni e
condivise a problemi che necessariamente travalicano i confini dei singoli
Paesi e riguardano talvolta la radice stessa delle moderne costituzioni
democratiche.
La missione dei giudici costituzionali –
come si afferma nel Messaggio all’Europa dei giudici costituzionali italiani e
polacchi, inviato lo scorso 31 marzo dal Campo di sterminio nazista di Auschwitz-Birkenau, – «consiste nel vegliare acché nessun
essere umano diventi mai più oggetto e strumento nelle mani del potere».
Missione di cui i giudici costituzionali
avvertono la nobiltà e, contemporaneamente, portano il peso e la
responsabilità.