Indirizzo di saluto del Presidente della Corte costituzionale

Franco Bile

(dal sito della Corte costituzionale: http://www.cortecostituzionale.it)

 

Signor Presidente della Repubblica, a nome della Corte costituzionale Le rivolgo il più deferente e sentito ringraziamento per avere voluto onorare con la Sua presenza la cerimonia odierna.

Un saluto cordiale e grato rivolgo anche a Sua Eminenza il Cardinale Carmillo Ruini, al Presidente del Senato della Repubblica Senatore Franco Marini, al Presidente della Camera dei deputati Onorevole Fausto Bertinotti, al Rappresentante del Governo - Ministro per i Rapporti con il Parlamento e le Riforme istituzionali Onorevole Vannino Chiti, al Presidente Emerito della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, ai Membri dell’Assemblea Costituente, Senatore Giulio Andreotti e Senatore Emilio Colombo, alle Autorità, ai Rappresentanti della dottrina, agli Organi di informazione, a tutti i presenti.

Quest’anno ricorre il sessantesimo anniversario dell’entrata in vigore della Costituzione repubblicana, frutto dell’intenso ed impegnato lavoro svolto dall’Assemblea Costituente in un clima animato – al di là delle pur esistenti e talora aspre divisioni ideologiche – dalla condivisa volontà di costruire un ordinamento nuovo per una società ansiosa di diventare finalmente più libera e più giusta.

I principi fondamentali di questo ordinamento sono efficacemente sintetizzati fin dai primi articoli della Carta: il carattere democratico della Repubblica, fondata sul lavoro, e l’attribuzione della sovranità al popolo; il riconoscimento dei diritti inviolabili dell’uomo, come singolo e nelle formazioni sociali in cui vive; il rispetto e la promozione dell’uguale dignità di tutti gli esseri umani, senza alcuna differenza, nella costante tensione al superamento di ogni ostacolo che si frapponga ad un’eguaglianza davvero effettiva.

Questo anniversario oggi la Corte intende celebrare solennemente, memore di essere stata voluta dai Costituenti come supremo organo di garanzia costituzionale, a tutela dei diritti proclamati dalla Costituzione e dell’ordinamento della Repubblica da essa delineato.

Non intendo sottrarre tempo prezioso al prof. Elia, illustre Presidente emerito della nostra Corte, che tra poco si soffermerà a considerare le varie scansioni del sessantennio che abbiamo alle spalle: la stagione dedicata all’attuazione della Costituzione e quella dei tentativi di sottoporla a revisione.

Mi limito quindi a dire sinteticamente che nel periodo in esame – e fin dall’inizio della sua attività – la Corte ha costantemente mirato a svolgere con fedeltà il delicato e nevralgico ruolo assegnatole direttamente dalla Costituzione, nel rigoroso rispetto delle prerogative degli altri organi costituzionali, anzitutto di quelli cui sono demandati, in base al principio di rappresentatività democratica, i compiti di legiferare e di governare.

La storia della giurisprudenza della Corte dimostra come essa risulti strettamente intrecciata con quella della società italiana, di cui a volte ha accompagnato o favorito la crescita ed altre volte ha recepito i fermenti di novità.

      Questo fecondo connubio tra le ragioni del diritto e quelle del comune sentire è stato in fondo un naturale portato della lungimirante scelta dei Costituenti di prevedere per la Corte una struttura felicemente composita. La compresenza di Giudici provenienti da varie categorie di operatori del diritto, nominati da autorità diverse, ha infatti garantito sempre al collegio la ricchezza dell’apporto non solo di differenti esperienze tecniche maturate nelle singole professioni, ma anche di diverse sensibilità culturali e ideali, tutte però cooperanti al fine di comprendere le molteplici e mutevoli esigenze della società e di dare ad esse risposte appaganti.

Oggi – a sessanta anni dall’entrata in vigore della Costituzione, e ad oltre cinquanta dall’inizio della sua attività – la Corte deve affrontare, fra le tante sfide, quella del progressivo allargamento dello scenario in cui è chiamata ad operare.

La Costituzione – pur nata in un periodo in cui i rapporti internazionali e sovranazionali erano ben lontani dagli approdi cui sono poi pervenuti – ha mostrato fin dall’origine di saper guardare al futuro, come dimostrano chiaramente le affermazioni secondo cui, da un lato, l’ordinamento italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute e, dall’altro, l’Italia consente alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri pace e giustizia fra le Nazioni. Questa vocazione é stata poi confermata dalla riforma costituzionale del 2001, che ha reso esplicito l’obbligo dello Stato e delle Regioni di rispettare, nell’esercizio delle loro potestà legislative, i vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali.

Orbene, quanto all’ordinamento comunitario, la Corte ha da tempo affermato che il diritto dell’Unione europea immediatamente applicabile prevale sul diritto interno incompatibile, con il solo limite della sua conformità ai principi fondamentali del nostro ordinamento costituzionale e ai diritti inalienabili della persona umana (cfr. sentenza n. 170 del 1984; e, da ultimo, sentenza n. 284 del 2007). Ed in questi giorni ha per la prima volta affermato che nei giudizi in via principale, in cui è giudice unico della questione, essa ben può – ove sorgano dubbi di conformità della legge interna al diritto comunitario – valersi del rinvio pregiudiziale alla Corte di giustizia europea.

E, quanto alla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, la Corte ha di recente riconosciuto alle sue disposizioni, come interpretate dalla Corte dei diritti di Strasburgo, il carattere di norme interposte nei giudizi di legittimità costituzionale, con l’importante precisazione che esse restano pur sempre soggette al controllo interno di costituzionalità in riferimento ad ogni profilo di contrasto con la Costituzione (cfr. sentenze nn. 348 e 349 del 2007). In questo senso i diritti fondamentali trovano, accanto al presidio delle nostre norme costituzionali, anche quello della Convenzione europea.

Siffatti reciproci intrecci mostrano come il processo di progressiva apertura della giustizia costituzionale a più vasti orizzonti sovranazionali spinga inevitabilmente la Corte italiana al confronto e al dialogo con le Corti dell’integrazione europea.

Ed anche in questa nuova e stimolante dimensione la Corte costituzionale é pronta, Signor Presidente della Repubblica, a dedicare tutto il suo impegno per garantire che lo spirito della Costituzione – lungi dall’esserne contraddetto – ne risulti invece ulteriormente e significativamente potenziato.